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Caprilli, cessata l’occupazione ma Alfea per ora non firma

Caprilli, cessata l’occupazione ma Alfea per ora non firma

I 20 della Labronica rientrano al lavoro. Obiettivo: correre entro luglio per non perdere finanziamenti La società pisana ha però chiesto tempo per valutare con i suoi legali le 13 assunzioni “provvisorie”

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LIVORNO. Sull’occupazione dell’ippodromo è arrivata la parola fine: ieri i dipendenti della Labronica hanno tolto gli striscioni e annunciato il rientro al lavoro. L’obiettivo del Comune è di riportare le corse al Caprilli per la fine di luglio, scongiurando la perdita dei finanziamenti ministeriali (circa 600mila euro) con una vera e propria corsa contro il tempo per rimettere in piedi un impianto devastato.

Attenzione però: l’avvio delle corse davanti alle tribune dell’Ardenza non è affatto scontato, visto che la società pisana Alfea, che dovrebbe gestirle per i prossimi trent’anni, ha chiesto qualche giorno di tempo per fare tutte le verifiche legali del caso rispetto alla proposta fatta solo giovedì dai vertici del Comune dopo la lunga trattativa con i dipendenti della Labronica.

Facciamo un passo indietro: la notizia della fine dell'occupazione dell'ippodromo dopo sedici giorni di braccio di ferro era nell'aria proprio da giovedì ed è arrivata ieri a inizio mattinata, confermata ufficialmente nel primo pomeriggio durante un incontro con la stampa. Le facce in via dei Pensieri erano meno tese rispetto agli ultimi giorni, quasi fiduciose. «L'obiettivo è aprire per la fine di luglio – hanno detto in coro i venti dipendenti – l'ultima giornata di corse disponibile è quella di domenica 28 luglio e faremo di tutto perché quel giorno l'ippodromo sia nelle condizioni di essere utilizzato. Da lunedì mattina alle 7.30 saremo tutti in pista».

Certo non sarà facile. Perché non c'è solo la pista da sistemare. C'è tutta la struttura da rimettere a norma dopo mesi e mesi di abbandono totale. C'è da garantire la sicurezza degli spettatori, ma anche dei cavalli e dei fantini. Va rivisto l'impianto elettrico, quello idraulico, fondamentale per non far seccare l'erba, c'è da controllare il sistema video, quello audio, rendere agibile il peso, sistemare le tribune.

«Ce la metteremo tutta – dice uno dei dipendenti, Gabriele Vittori – il percorso col Comune non si conclude con questo mese, ma vogliamo rispettare gli impegni e permettere alla società di accedere ai finanziamenti ministeriali. Vogliamo pensare che questo passaggio sia la base perché l'ippodromo abbia un futuro».

Già, il futuro. Ad Alfea - che avrebbe dovuto assumere 7 lavoratori a tempo indeterminato e 6 a tempo determinato - ora è stato chiesto di assumerne 13 in via “provvisoria”. Sono stati gli stessi lavoratori a chiedere di restare in capo alla Labronica e di essere solo “distaccati” fino al 31 dicembre ad Alfea, con contratto a tempo, in attesa che Palazzo Civico fornisca dettagli sui progetti del golf e del maneggio alla Ceschina. Nel frattempo gli altri 7 dipendenti sarebbero fatti rientrare dalla cassa integrazione fino a fine anno per pulire il parco della Ceschina (costo dell’operazione circa 100mila euro).

Ma Alfea che dice? Ieri dalla società non ha risposto nessuno. Si sa che ci sono stati contatti col Comune e che i vertici hanno chiesto qualche giorno di tempo per valutare con i loro legali che la strada del “distacco” sia percorribile senza che nessuno, alla fine, rivendichi l’assunzione fuori dagli accordi.

Cosa accadrebbe se Alfea rifiutasse di gestire queste corse? Potrebbe farlo la Labronica, società in perdita e in liquidazione, dopo che dall’amministrazione comunale hanno sempre ripetuto di no?

Per ora anche se a Palazzo Civico si respira cauto ottimismo, i nodi da sciogliere sono ancora parecchi.

Intanto l’ordine di servizio con cui il liquidatore ha richiamato al lavoro i venti della Labronica durerà fino al 31 luglio. Di Alfea i dipendenti non dicono niente: «Non ha rapporti con noi, li ha col Comune. Magari con noi li avrà in seguito». E all'amministrazione Cosimi una cosa continuano a non perdonarla: «Quella determina del giugno 2012 che prevede la gestione trentennale di Alfea, è stata quella che ha dato inizio ai problemi – sostiene Umberto Tedeschi – chi l’ha firmata è andato oltre a quello che poteva fare, è entrato nel merito del contratto di lavoro, violando il diritto dei lavoratori. C'è stata quantomeno grande superficialità. La nostra vertenza è nata lì. Certo, a proposito di quella determina una domanda non possiamo non farla: perché il primo gennaio Alfea non è subentrata come era previsto? Nessuno dà una risposta e se ora magari saltano le corse danno la colpa a noi».

Sulla gestione della corsa del 28 luglio non si esprimono: «Noi lavoriamo per rimettere in funzione l'impianto, chi gestirà la corsa non lo sappiamo».

Giulio Corsi

Juna Goti

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di Redazione web