Il Tirreno

Livorno

Cade al parcheggio dei Tre Ponti soccorsi complicati

di Lara Loreti
Cade al parcheggio dei Tre Ponti soccorsi complicati

L’ambulanza non passa sotto la sbarra di accesso La ferita trasportata per decine di metri sulla barella

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LIVORNO. Camminando al buio, nel parcheggio dei Tre Ponti. Un piede in fallo, finito nei buchini della pavimentazione dei marciapiedi che delimitano le aree di sosta. E il danno è fatto. Ma il patimento non finisce qui: i soccorsi sono a dir poco complicati: l’accesso al parcheggio è chiuso da una sbarra alta solo due metri e 10 sotto la quale l’ambulanza non passa. Per entrare bisogna fare da Banditella. Per non parlare del fatto che di sera nella grande area di sosta c’è un buio totale.

Un’esperienza traumatica vissuta nei giorni scorsi da Donatella Eliseo, impiegata dell’Asl. «L’area era buia e i soccorsi non potevano entrare all’interno per via della sbarra troppo bassa - denuncia la ferita - Ora devo stare ferma tre mesi. Inaccettabile, farò causa al Comune». La donna l si trovava col marito e con i nipoti ai Tre Ponti per mangiare un panino. Erano le 22.30 quando i quattro, dopo lo spuntino, si sono incamminati verso le rispettive vetture. È lei stessa a raccontare la sua brutta caduta. «Stavo camminando nel parcheggio con mio marito - dice Donatella - e mentre lui s’è fermato al lato guida, io ho fatto il giro e sono andata verso la parte del passeggero. A un tratto, il piede mi si è infilato in un buco nel terreno: non so cosa sia successo esattamente, posso solo dire che ho inciampato e ho provato un dolore inaudito. Ho sentito l’osso della gamba fare “crack”: una sensazione terribile. La gamba sinistra mi si è storta e io sono caduta. Subito mio marito è accorso per aiutarmi, ma io stavo troppo male». A quel punto è scattato l’allarme al 118 che ha inviato subito sul posto un’ambulanza della Misericordia di via Verdi.

«Il punto è che non si vedeva nulla: buio pesto - racconta Eliseo - I volontari ci hanno chiesto di accendere i fari dell’auto.Come è possibile una cosa del genere? Le uniche lucine flebili e lontane erano quelle dei furgoni dei panini. E pensare che non eravamo neanche troppo lontani dai banchi. Non oso immaginare quanto possa essere buio nella parte più lontana del parcheggio». La mancanza di illuminazione è un punto dolente della zona. Anche alcuni degli esercenti che lavorano si sono lamentati: «Di notte qui si vede brutta gente», denunciano.

Ma la parte più delicata e sofferta per lei sono stati i soccorsi. «Per arrivare nel punto dove sono caduta i soccorritori hanno dovuto lasciare il mezzo sul viale Italia e venire a piedi. La sbarra che delimita l’accesso al parcheggio pubblico è infatti troppo bassa per far entrare le ambulanze. Vi lascio immaginare che dolore ho provato a fare quel tragitto sulla barella: un movimento sussultorio continuo. Non capisco l’utilità della sbarra: se uno si sente male ci può anche morire lì dentro. Idem se c’è un rogo. E se serve per scoraggiare i camper, perché il Comune non provvede a fare controlli ed eventuali multe? Così si mette a rischio la vita dei cittadini».

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