Gioco
Livorno secondo Lenzi «Il mondo non finisce qui»
Alla presentazione del libro del cantante dei Virginiana la città sotto analisi Il sindaco attacca imprenditori e portuali: «Basta alla paura di cambiamento»
LIVORNO. «È curioso che una città di tradizione libertaria e un po’ giacobina come Livorno si riconosca nei Quattro Mori: con la loro fisicità prorompente sembrano pronti a tutto, eppure restano là, incatenati». Questa è l’anima del livornese secondo Simone Lenzi, fresco vincitore del David di Donatello 2013 con il gruppo Virginiana Miller e autore del libro “Il lungomai di Livorno”. Lenzi si è prestato alle domande della giornalista Maria Antonietta Schiavina, durante la prima serata della rassegna Eden, nel suggestivo scenario della Terrazza Mascagni. L'iniziativa, patrocinata dal Comune, Arci e il Nuovo Teatro delle Commedie, è alla sua terza edizione. Collaborano anche Biscottini e la società Di Gabbia e figli.
Simone Lenzi racconta Livorno con gli occhi di chi, avendo vissuto in giro per l’Italia, ne vede i difetti pur con l’affetto che si prova per la terra natale. Presente anche il sindaco Alessandro Cosimi, al quale viene rivolta la prima domanda: «Ma lei sindaco, come la vede questa città?». La difficoltà del cambiamento è forte, l’innovazione è ancora lontana», esordisce. Il sindaco parla di una città divisa in due: da un lato i pochi che riescono a cogliere le opportunità, dall’altro una Livorno che ha paura delle sfide di novità. Non si tratta di consenso politico, eppure è in corso un movimento complesso.
«Abbiamo perso 26 milioni di euro nel giro di quattro o cinque bilanci», dice. Cosimi lancia poi un monito agli imprenditori, definiti “immobiliaristi”: «Il bando di gara per la realizzazione del nuovo ospedale è stato vinto da una società veneta – sottolinea il primo cittadino – avrei preferito che fosse una realtà locale a ricevere l'incarico».
Dopo aver rimproverato gli imprenditori, Cosimi ha sottolineato i pregi della città: «Il mondo del volontariato e delle associazioni è solo uno degli esempi – precisa – Chi viene da fuori si innamora di Livorno e finisce per restare».
“Sul lungomai di Livorno”, trova ispirazione nei tre traslochi che hanno coinvolto l'autore. «Ho scoperto la collana Contromano di Laterza – Lenzi racconta scherzando sulla genesi del libro – dedicata all'anima vera delle città italiane. Visto che Livorno mancava, prima che lo facesse Virzì o la De Gregorio, mi sono proposto per colmare questo vuoto». «I sentimenti forti sono sempre formazioni di compromesso – spiega tornando serio – contengono in sé una parte di amore e una di odio. Stare lontani dalla propria città aiuta a mettere tra parentesi il troppo amore e rende obiettivi». Presente all'incontro anche Franco Ferrucci, editore di fiducia di Lenzi. Lenzi non le manda a dire ai suoi concittadini e a chi governa: «Livorno è una città che ha bisogno di essere tradotta. Teme ciò che sta fuori ma ha la pretesa di parlare al mondo esterno con lo stesso linguaggio che utilizza all'interno della sua comunità».
Anche Cosimi si lascia andare: «Credere di risolvere alcune situazioni soltanto con le proprie forze non porterà a risultati». Poco dopo, chiarisce il mittente della frase: «La comunità portuale è una delle più impenetrabili. Nel momento in cui viene proposto un investimento, come nel caso della Masol, viene percepito con fastidio. Termino il mio mandato avvertendo il limite di un cambiamento castrato». Eppure, sul finale, non rinuncia a una stoccata per gli intellettuali: «Se la politica ha perso la sua funzione didattica, tocca agli intellettuali farsi avanti attivamente». Un finale che suona come una sfida: «Vediamo come saranno in grado di scendere in campo al momento delle amministrative».
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