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LABRONICA STORY

La società Labronica Corse Cavalli nasce nel 1973: è al 50 per cento del Comune e al 50 di soci privati. yyNel settembre del 1998, per volontà dei soci, diventa una società a responsabilità...

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La società Labronica Corse Cavalli nasce nel 1973: è al 50 per cento del Comune e al 50 di soci privati.

Nel settembre del 1998, per volontà dei soci, diventa una società a responsabilità limitata che, si legge sul sito del Comune, ha come oggetto “la promozione dello sport ippico a Livorno, l'organizzazione delle corse dei cavalli nell'ippodromo comunale, la gestione del Caprilli, delle aree, delle strutture e degli impianti ad esso connessi e adiacenti, l'esercizio delle attività di servizio complementari e accessorie a quella ippica”.

Nell’ottobre del 2009, durante la commissione consiliare dedicata alla Livorno sport e alla società di basket, l'assessore allo sport Claudio Ritorni parla per la prima volta di «gara per assegnare l'ippodromo» e di «messa in liquidazione della Labronica». Una novità che si colloca nel quadro delle modifiche introdotte dalla Finanziaria 2008 sulle possibilità dei Comuni di gestire attività che non sono servizi pubblici essenziali. L'assessore dice che l'obiettivo dell'amministrazione è iniziare la stagione di corse dell'estate 2010 con una nuova gestione, e quindi avviare il processo di liquidazione della Labronica.

Intanto, nel 2004, arrivano le prime avvisaglie dello scossone che colpirà l'ippica italiana qualche anno più avanti. Iniziano ad essere ritoccate le convenzioni tra le società che gestiscono le piste e l'Unire. I trasferimenti per il Caprilli passano da 2.200.000 euro a 1.600.000: la Labronica, dal 2004 al 2010, scende da un patrimonio di 1.618.140 euro a poco più di 20mila, accumulando un debito di circa 500mila euro.

Nel febbraio del 2010, con l'ok del consiglio comunale, il Comune acquista, al costo simbolico di 1 euro, il 50 per cento delle quote che erano dell'Associazione Sportiva Società Livornese, diventando l'unico proprietario della società. Lo fa nonostante l'obbligo di dismissione da parte delle pubbliche amministrazioni delle partecipazioni societarie non necessarie per fini istituzionali. E questo - dicono al momento del passaggio i vertici di Palazzo Civico - per «garantire un futuro» ai venti lavoratori che ancora dipendono dalla società e per «evitare speculazioni su un bene che è della città, l'ippodromo, e che ha bisogno di essere valorizzato».

Un anno dopo, il 20 febbraio del 2011, la Labronica viene messa in liquidazione.

Il Comune cerca il nuovo gestore dell'impianto, mentre il mondo dell'ippica, alle prese col taglio dei finanziamenti pubblici, entra in crisi nera. Nel 2011 Alfea accoglie l’invito a gestire il Caprilli affittando il ramo d’azienda della Labronica. Nel febbraio 2012, il Comune pubblica un bando di gara per la nuova gestione, che va deserto. Alfea formula, allora, una sua proposta al Comune, che preferisce bandire a maggio una nuova gara a invito alla quale risponde solo Alfea riconfermando la sua offerta: prevede l’affitto del ramo di azienda per il 2012 e la gestione trentennale del Caprilli assumendo solo una parte del personale dal 2013. Il Comune accetta l’offerta con la determina dirigenziale firmata nel giugno del 2012. Ma la convenzione trentennale non è stata ancora firmata: tra Comune e lavoratori non viene raggiunta l’intesa sui progetti che dovrebbero garantire l’occupazione per tutti, l’impianto viene occupato e le corse di giugno e luglio saltano.

Ma la Labronica non è una scatola vuota e nel frattempo continua ad essere titolare della convenzione ministeriale e a pagare i dipendenti. Nel novembre del 2012 il debito della società supera i 2 milioni di euro, tra soldi dovuti ai fornitori, alle banche, Tfr dei lavoratori e tasse non pagate. Il Comune decide di fare uno storno di bilancio di 200mila euro per pagare l'Iva non versata. Sindaco e assessori danno mandato al liquidatore di valutare anche la strada del concordato preventivo. Tra un passaggio e l’altro si rotola, così, nel 2013: con le corse che non sono ancora partite la società, intanto, non ha riscosso dal ministero i circa 240mila euro previsti da gennaio a giugno.

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