Il Tirreno

Livorno

La morale del cartello sbilenco

di Fabrizio Brancoli
La morale del cartello sbilenco

La foto scattata dall'astronauta Parmitano all'Isola d'Elba documenta un'illusione: quella di un territorio verde, azzurro e senza cemento

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Dalla navicella Soyuz Tma 09m, un astronauta ha fotografato l'Isola d'Elba e ha documentato un'illusione. È l’illusione di un territorio verde, azzurro e senza cemento. Nella foto, che Il Tirreno ha pubblicato sul giornale e sul suo sito web, si vede il mare, si vedono i contorni delle spiagge e si vede l'interno, ricco di vegetazione: un pittore non avrebbe potuto fare di meglio, ci sono perfino tre nuvolette scenografiche. E - ecco l’illusione - non si vedono opere costruite.

Luca Parmitano, il navigatore in orbita con la missione Expedition-Volare, ha tradotto in immagine l'utopia di un'isola senza ecomostri con vista e colline sbranate dai cantieri. Insomma un’isola senza storie come quella di Lacona.

Le foto parlano: quelle spaziali ma anche quelle scattate a terra, prima da un turista inorridito e poi da Legambiente e da questo giornale. Un maxi sbancamento di terreno - un’enorme quinta davanti alla quale i carpentieri sono figure minuscole - “produce” tre villette affacciate sul mare, quello azzurrissimo che si vede anche dalla Soyuz. E un cartello dei lavori, appeso in obliquo a una rete, pieno di righe, di necessità: bisognerebbe compilarlo con il nome della società committente, la data di inizio dei lavori, la proprietà, la ditta appaltatrice, il responsabile del cantiere, eccetera. Un cartello sbilenco come un po’ tutta questa storia, beffardo perché è vuoto. Tutte quelle regole e nessuna riga riempita. Ora dicono che è colpa del maltempo: avrebbe schiarito le scritte a pennarello fino a farle scomparire del tutto, senza neppure una traccia millimetrica. Maledetto maltempo. Avversario della legalità.

C’è poi un progettista che diventa assessore e che è anche direttore dei lavori, un paio di sindaci, di oggi e di ieri, che giocano a ping pong (il solito ping, il solito pong) con colpe, responsabilità e mani lavate. E un’operazione edilizia concessa in cambio della realizzazione di un canile municipale che poi non si è mai fatto.

A prescindere dalla vicenda specifica di Lacona, davanti a questi scempi, la comunità risponde in qualche modo: talvolta con un risveglio tardivo, in altri casi puntualmente. Le associazioni ambientaliste, i residenti del quartiere, un giornalista volenteroso, qualche brontolone che inizialmente viene preso poco sul serio; sono questi i grilli parlanti dei tanti Pinocchio del cemento. Il potere politico o la libera impresa del mattone, irritati da quel bastone tra le ruote di una modernità altamente discutibile, reagiscono con la solita manfrina: è giusta la crociata per il verde, dicono, per carità; ma è sbagliata quella crociata lì, quella dei nemici del progresso e del lavoro. Cosa vuoi che sia, quella strada tra i cespugli? Tanto non la asfalteranno, per ora. Ma l'hai visto, il progetto? È un bell’intervento, roba di classe, si usano materiali sostenibili, gli edifici si notano a malapena, tetti e pareti si inseriscono bene nel paesaggio. E chi è contro, è un eterno ragazzo della via Gluck, che non vuole capire che i tempi sono cambiati.

La Regione annuncia, entro poche settimane, un nuovo piano del paesaggio, il giro di vite per enti e costruttori, con regole più rigorose e maggiori capacità di controllo. Quel piano lo aspettiamo alla riprova dei fatti, ci speriamo. Perché un ambiente difeso e una natura senza aggressioni non siano solo un’illusione da cosmonauti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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