Il Tirreno

Livorno

Caprilli, sarà un’estate senza corse

di Juna Goti
Caprilli, sarà un’estate senza corse

Alfea: «Con l’impianto in questo stato la stagione salta. Lo vogliamo ancora e faremo valere i nostri diritti»

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LIVORNO. «La stagione 2013 ormai è saltata: Livorno ha già perso 12 giornate, tra quelle non corse e quelle con iscrizione scaduta». E «se anche domani firmassimo la convenzione col Comune, l'ippodromo è in un tale stato che richiederebbe tempi lunghi e investimenti notevoli per ripristinarlo». Punto. Nessun dubbio, nessuna novella. Nessuna frase detta per prendere tempo. Emiliano Piccioni, direttore della società pisana Alfea che dovrebbe gestire il Caprilli per trent'anni, è chiarissimo: l'ipotesi saltata fuori dal Comune dopo l'incontro al ministero di correre da agosto a ottobre per non perdere i finanziamenti è «irricevibile».

Prima di tutto, ripete Piccioni, «perché l'ippodromo è stato completamente abbandonato a se stesso, è occupato, oggetto di furti e di assoluta mancanza di manutenzione e il nostro eventuale ingresso come gestori dovrà avvenire in un impianto che sia stato ripristinato a livello di ordinaria manutenzione». Poi perché «a luglio avrebbero corso solo Livorno e Grosseto, mentre più avanti entrano nel vivo le riunioni di Firenze, Grosseto, Pisa: tecnicamente l'ipotesi non regge…». Così che il Caprilli quest'anno, per la prima volta, non aprirà lo dice chi dovrebbe gestirlo e lo dicono i rappresentanti di fantini, allenatori e allevatori che ieri si sono riuniti nella sede di San Rossore.

Sarà il primo punto con cui dovrà fare i conti Livorno, sapendo che Alfea - che oggi lancia l’ultimatum - è pronta a portare il Comune in tribunale.

Maxi causa. «Dopo avere speso cospicue risorse materiali e umane in questa iniziativa - interviene il presidente Cosimo Bracci Torsi - Alfea non intende abbandonarla e, pur augurandosi che nei diversi soggetti coinvolti prevalgano il buon senso e la responsabilità, intende avvalersi di tutti i mezzi, in tutte le sedi competenti per difendere gli interessi suoi e dell'intero settore e ottenere il riconoscimento dei suoi giusti diritti». La società, rassegnata per le corse di quest'anno, guarda al 2014: vuole il Caprilli, lo vuole in condizioni «decorose», se necessario farà valere la determina («contratto», ripete Piccioni) firmata da un dirigente del Comune lo scorso anno e chiederà i danni («non li abbiamo ancora quantificati, ci siamo illusi che il buon senso prevalesse»). Che tempi si è data? «Da aprile a oggi – tagliano corto presidente e direttore – abbiamo inviato almeno tre ultimatum al Comune, ma non hanno prodotto niente. Stamani (ieri, ndr) abbiamo spedito l'ultima richiesta di chiarimenti ufficiali, aspettiamo la risposta, dopodiché prenderemo posizione».

Percorso a ostacoli. I pisani hanno gestito il Caprilli nel 2011 e 2012 affittando il ramo di azienda della Labronica, società in liquidazione tutta del Comune. «Nel 2011 siamo andati in pari – spiegano i dirigenti – nel 2012 (quando tra una trattativa e l'altra la stagione è iniziata in ritardo, ndr) abbiamo perso 200mila euro. Ma abbiamo accettato una gestione in perdita scommettendo sul futuro, su un polo Livorno-Pisa da gestire per trent'anni, nella convinzione che in questa crisi darwiniana che ha colpito l’ippica italiana sopravviveranno solo i più forti». Il presidente, rompendo un silenzio durato mesi, ripete che insieme Livorno e Pisa rappresentano il terzo polo del galoppo nazionale. Oggi nell’area si allenano 650 cavalli, due anni fa erano quasi mille. «Forse Pisa può sopravvivere anche senza Livorno - dice - ma così i cavalli diminuiscono e il settore si impoverisce». Ecco quindi il nodo centrale: con la delibera dirigenziale 1843 del 27 giugno 2012, il Comune ha accettato la proposta di Alfea che prevedeva la gestione in affitto di ramo d'azienda per il 2012 e, “inscindibilmente”, la concessione trentennale dal 2013. Un accordo sindacale del 25 giugno, sottoscritto tra Alfea, i sindacati e i dipendenti ha “benedetto” il progetto. Ma poi «per motivi indipendenti dalla nostra volontà e nonostante ripetute sollecitazioni, il testo della convenzione col Comune è stato ufficialmente pronto solo lunedì 24 giugno». Ovvero pochi giorni fa. Mentre, dicono da Alfea, «la mancanza di manutenzione da gennaio, causata dalla cassa integrazione molto pesante che la Labronica ha attivato, dal rifiuto di tornare a lavoro dei dipendenti e dai ritardi nella consegna dei mezzi da parte del Comune, ha ridotto l'impianto in condizioni di degrado» e «quando a tempo ormai scaduto il Comune si è detto pronto a firmare, i dipendenti hanno occupato».

«I posti sicuri sono 7, non 10». Il presidente è schietto: «Hanno provato a tirarci per la giacchetta, ma non spetta a noi entrare nel merito di una vertenza che riguarda esclusivamente la Labronica, i suoi dipendenti e il Comune. Ci limitiamo a ricordare che gli ippodromi non sono dei dipendenti, né dei gestori e neppure dei proprietari: sono soprattutto delle città». Alfea tira le somme: nel 2012 al Caprilli sono state registrate 40mila presenze, mentre lo stop implica la mancata assunzione di 60 terminalisti, un investimento di 600mila euro in meno nell’indotto, un milione in meno di premi, la cancellazione di un volume di gioco di 16 milioni. E, naturalmente, la mancata assunzione a tempo indeterminato di 7 dipendenti della Labronica e a tempo determinato di 6. Attenzione: da Palazzo Civico hanno sempre parlato di assunzione di 10 persone, con la stabilizzazione a gennaio di 3 dei 6 contratti a tempo. Da Alfea scuotono la testa: «Siamo persone serie, oggi su questo non possiamo prendere impegni».

«Labronica gestita male». Così ecco che con garbo, ma senza peli sulla lingua il presidente di Alfea si lascia scappare valutazioni sulla Labronica che faranno discutere. La prima quando scrive che «a causa di difficoltà interne ed errori di gestione, si è trovata prima ancora del dimezzamento dei corrispettivi ministeriali del 2012, in una situazione di grave crisi economica che aveva portato nel 2010 alla messa in liquidazione della società». La seconda quando, parlando di «numero dei dipendenti ma non solo» usa l’aggettivo «azienda gonfiata».

La terza quando ripete che «di fronte al disastro della Labronica, Alfea ha dimostrato per due anni, pur in condizioni difficili, la capacità e la disponibilità a gestire l'ippodromo, permettendo la continuazione delle corse anche nell'interesse degli appassionati e degli operatori, ed evitando il fallimento della Labronica stessa, con le gravi conseguenze che avrebbe comportato per i suoi azionisti e i dipendenti». «Al di là – chiude – di fantasiose, velleitarie e inconsistenti proposte avanzate da soggetti che hanno gestito in passato la Labronica con i risultati che conosciamo e sulle quali preferiamo non esprimerci, quella di Alfea è stata l'unica offerta, seria e concreta ricevuta dal Comune e da esso formalmente accettata. Riteniamo di essere dalla parte della ragione e di avere in mano un contratto valido...».

2500 euro per “studiare” la Ceschina... Una curiosità finale, che poi tanto curiosità non è. Stando ai piani del Comune i 20 dipendenti della Labronica dovrebbero tornare a lavoro divisi tra corse, campo da golf in Banditella e maneggio tra Caprilli e Ceschina. Di quest’ultimo cosa c’è di concreto? «Per quanto ci riguarda – fanno sapere da Alfea – il Comune di Livorno ci ha chiesto 2.500 euro per fare uno studio di fattibilità, sceglieranno loro il professionista. Noi non abbiamo mai visto nessuno».

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