Sicurezza
La bellezza dimenticata o tradita
Non abituatevi allo stupore che dà la bellezza delle vostre città. Capisco che per voi è normale camminare in mezzo a palazzi medievali, su ciottoli che parlano lingue antiche. Ma per noi uomini del resto del pianeta non è così.
Dan Brown, lo scrittore più famoso al mondo, lo diceva poche settimane fa, stupito davanti alla meraviglia della sala dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze. Era un appassionato invito-ammonimento a credere in questo patrimonio che tutto il mondo ci invidia.
Mi è tornato in mente giovedì a Pisa davanti alla folgorante bellezza di piazza dei Miracoli che si squaderna a chi da piazza Manin entra in uno dei servizi dell’ospedale Santa Chiara. Uno spettacolo che di buon mattino, mentre ancora è dormiente l’imbarazzante sequenza di bancarelle di paccottiglie che da anni devono traslocare, era già sotto gli occhi di turisti giapponesi e dell’est europeo (a colpo d’occhio decisamente prevalenti) che volevano goderlo con le luci dell’alba piena.
Ecco, questa bellezza è davvero il marchio del nostro Paese, il petrolio che nessuno ha e nessuno può toglierci. Che al massimo noi possiamo distruggere se non sappiamo estrarlo con saggezza. Un petrolio che è la sintesi di storia, valori, cultura. La linfa che, nonostante tutto, continua a irrorare nel profondo il tessuto connettivo della nostra società.
Ma troppo spesso la tradiamo o la dimentichiamo. Confondiamo la valorizzazione del bello con l’effimero; la necessità di promuoverlo come ricchezza di un territorio con feste e festicciole provinciali; e soprattutto identifichiamo quasi unicamente la valorizzazione con la cementificazione del territorio, come se fosse l’unico nesso possibile, e l’ambiente che nei secoli abbiamo costruito non fosse un pezzo centrale della bellezza.
Quando poi investiamo in cultura, troppo spesso non sfuggiamo alla cattiva gestione, alla troppa politica e poca managerialità tanto diffusi nella sfera pubblica. In queste settimane in Toscana i casi eclatanti non mancano. Uno su tutti è la drammatica crisi del Maggio fiorentino. Ma ci sono altri teatri ed enti con l’acqua alla gola. E storie che fanno male come quelle delle Fortezze di Livorno che tra pastoie burocratiche e carenza di fondi restano tristemente chiuse, anziché essere il vanto della regione, la porta di accesso alla scoperta della Toscana per il milione di turisti che arrivano ogni anno con le navi crociera.
Eppure ogni pietra delle nostre città potrebbe creare ricchezza, se ci credessimo e lo facessimo con serietà e con rispetto del passato. Proprio in questa fase di crisi guardare quasi esclusivamente alla difesa e allo sviluppo dell’industria manifatturiera o pensare che la ripresa dell’economia debba per forza passare dalle seconde case, è un limite della politica italiana e anche toscana, tanto delle amministrazioni quanto della classe imprenditoriale. Quando invece puntare con più forza sulla bellezza unica dei nostri luoghi vorrebbe dire dare sangue al turismo, e favorire lo sviluppo di piccole aziende innovative e di lavori con contenuto di sapere. Non abituatevi alla bellezza, dice Dan Brown. Ha ragione: non abituiamoci a bistrattarla così. Perché fa bene al cuore e farebbe molto bene alla nostra economia.
@robertobernabo
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