Gioco
Caos in tribunale, i parenti di Veronica contro il tunisino
Udienza preliminare in aula gup per l’accoltellamento di Imed Hamdi contro la trentenne livornese in via Bengasi. La rabbia dei parenti di lei che insultano e spintonano il nordafricano. Intervengono il pm e i carabinieri
«Assassino! Vergogna». Caos mercoledì in Procura nell’aula gup e poi fuori del tribunale in occasione dell’udienza preliminare per il caso di tentato omicidio che vede imputato Imed Hamdi. Nato 36 anni fa in Tunisia, il giovane è in carcere dall’11 marzo scorso quando ha accoltellato la trentenne Veronica Franceschi sotto casa, in via Bengasi, riducendola in fin di vita, dopo averla molestata per mesi. La donna ora sta bene, si è ripresa, ma il dolore suo e dei familiari per quanto accaduto è ancora forte.
E così i genitori della donna insieme ad altri parenti e amici si sono recati in tribunale per l’udienza preliminare del processo. Il gruppo di familiari s’è scagliato verbalmente contro il tunisino e c’è scappata anche qualche spinta. La situazione in breve è diventata incandescente tanto che il pm Luca Masini ha invitato i familiari ad allontanarsi dall’aula. Poi i carabinieri, all’uscita, hanno dovuto sbarrare la strada dietro al tribunale per evitare l’incontro tra il tunisino e i parenti della vittima. Intorno alle 13 il giovane dopo l’udienza è stato portato via dalla polizia penitenziaria mentre i familiari della Franceschi sono stati intrattenuti dai carabinieri che hanno evitato scontri. Tutto s’è risolto con grida di rabbia dei parenti di Veronica verso il tunisino, che è stato riportato in carcere dalla polizia penitenziaria.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
