Il Tirreno

Livorno

Da quando c’è Giusti tutti vogliono fare il prete qui

di Giulia Mancini
Da quando c’è Giusti tutti vogliono fare il prete qui

Per anni il seminario vuoto è stato specchio della crisi di vocazioni Nel 2013 sono arrivate 15 domande e in 7 inizieranno il percorso

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LIVORNO. Il calo delle vocazioni? A Livorno sembra un problema d’altri tempi. E non solo per i quattro nuovi preti consacrati sabato in duomo. Nell’ultimo anno nella nostra città c’è stato un vero e proprio boom di domande.

«Per quattro anni il seminario non ha ricevuto richieste di iscrizione, poi nel 2012 ha accolto due nuovi seminaristi ma la grande novità sono i sette che arriveranno a settembre per iniziare il cammino sacerdotale», dice monsignor Paolo Razzauti, numero uno del seminario.

Una crescita davvero incredibile considerando che sulla scriania di Razzauti sono arrivate addirittura 15 domande, otto delle quali alla fine sono state respinte. «Prima di entrare in seminario, i ragazzi vengono sottoposti a un percorso di discernimento con colloqui e ritiri che durano un anno e non tutti sono stati ritenuti idonei».

La squadra del seminario che si occupa di svolgere questo percorso è composta dal rettore don Paolo Razzauti, dal vice rettore don Gabriele Bezzi, dal confessore don Ivano Costa e dalla guida spirituale padre Damioli. Il segreto del boom del seminario livornese però è probabilmente il vescovo Giusti: molte delle domande che arrivano al seminario nella nostra diocesi infatti sono mediate dalla figura di don Raffaele Pattenuzzo, teologo e già professore presso l’istituto teologico “Madonna delle Grazie” di Benevento, che una volta conosciuto il vescovo Simone Giusti per stima e fiducia nei suoi confronti, indirizza molti giovani con vocazione nella nostra diocesi.

Ma chi sono questi nuovi sette candidati alla vita sacerdotale che entreranno nella batteria della chiesa livornese? Fra loro si contano due stranieri, uno proveniente dal Messico e l’altro dal Togo, ma «non è come pensano molti che gli stranieri si fanno preti così almeno hanno una specie di posto fisso – precisa Razzauti -. In questo caso entrambi hanno una vita radicata nel territorio italiano già da molti anni, il primo lavora regolarmente mentre il togolese ha due lauree, una in antropologia culturale e l’altra in teologia».

Nessuno dei sette inoltre è esattamente un ragazzino, l’età media si aggira intorno ai 35 anni mentre due vocazioni sono abbastanza tardive, infatti due di loro hanno 49 e 52 anni «ma il Signore chiama a tutte le età!» taglia corto Razzauti sorridendo, anche se uno dei due in realtà proviene da un’esperienza monacale benedettina intrapresa già da molti anni.

Nel seminario di via Galilei il più giovane è un piccolo gigante, Vincenzo Cioppa che di anni ne ha 21, gli altri sono molto più grandi. «Le vocazioni mature sono un frutto naturale del contesto sociale in cui viviamo oggi – spiega il direttore del seminario - ed anzi noi lo riteniamo un bene per la chiesa perché in questo modo la decisione è matura, ponderata, presa quando già si ha avuto la possibilità di poter fare altre esperienze. Tutti questi candidati sono stati fidanzati, hanno lavorato, studiato e vivendo nel mondo, hanno maturato la loro decisione».

Oltre a loro sette è in forse anche l’arrivo di un giovane livornese che tuttavia non ha svolto interamente l’anno di preparazione: tanto che in questi giorni è in discussione la sua ammissione dall’anno 2013 o un rinvio al settembre 2014. Che lo vedrebbe sacerdote nel 2020, al termine di un cammino lungo e difficile che dura sei anni.

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