Gioco
Violante apre l’eco-festival «Serve l’altolà alla rendita»
L’ex presidente della Camera: in contrapposizione con le ragioni del lavoro non vedo più il capitale bensì le posizioni parassitarie nel mondo globalizzato
LIVORNO. Si è alzato il sipario sulla quarta edizione di "Quanto basta", festival dell'economia ecologica in programma al Lem fino a domani. "Lavoro e politiche di sviluppo sostenibile", questo il leitmotiv da declinare con convegni, dibattiti, spettacoli e presentazioni di libri. A tagliare simbolicamente il nastro Luciano Violante, ex presidente della Commissione antimafia e della Camera, che ha tenuto una “lectio magistralis” dal titolo “Dal vecchio conflitto tra capitale e lavoro al nuovo conflitto tra lavoro e rendite parassitarie”.
«Lo scorso primo maggio – esordisce – a Treviso hanno sfilato assieme lavoratori, imprenditori e sindacati. Mi ha fatto riflettere su quel conflitto tra lavoro e capitale, considerato un assunto». Violante si chiede se questa dicotomia rappresenti ancora una chiave interpretativa valida e attuale: a suo giudizio, questo binomio non sembra più idoneo.
«L'80% del mercato tessile di Europa e Stati Uniti si è trasferito in Vietnam, Bangladesh e Pakistan, il 95% dei giocattoli e il 90% dei microprocessori sono fabbricati in Cina. Questa è la globalizzazione», dice. Ma c'è di più. «Negli ultimi anni – spiega Violante – abbiamo assistito a una crescente "finanziarizzazione" della realtà. Sono le agenzie di rating a orientare il mercato. Il lavoro, in tutte le sue accezioni, dipende sempre più dal movimento dei flussi finanziari».
Ecco che al classico scontro tra lavoro e capitale, Violante sostituisce quello tra lavoro e rendite. «Aver definito questo nuovo conflitto mi sembra già un passo avanti, – prosegue – adesso tocca alla politica capire da che parte porsi. E credo che, a differenza della fase iniziale, anche la stessa Europa abbia scelto di spostarsi dalla parte del lavoro. Le istituzioni politiche hanno il compito e il dovere di fare da contraltare agli enti finanziari».
Violante non si sottrae alle domande e spazia dall'Ilva di Taranto alla partecipazione politica. Parla di populismo e demagogia, «sintomo di un difetto della politica, incapace di raggiungere sacche sempre più consistenti di cittadini». Infine, la "green economy": «finalmente alla cultura di rapina e sfruttamento del suolo e dell'ambiente si contrappone e si impone una logica sobria di proiezione verso il futuro».
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