Il Tirreno

Livorno

«Quando mi hanno rapinato ho visto la morte in faccia»

di Lara Loreti
«Quando mi hanno rapinato ho visto la morte in faccia»

Il racconto di un imprenditore livornese, Gioachino Spedale, che ha subito l'aggressione 20 giorni fa mentre si trovava in viaggio di nozze a Buenos Aires con la moglie

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LIVORNO. «Me la sono vista brutta, mi sento un miracolato: sono stato aggredito e sbattuto al muro da un uomo che voleva il mio Rolex. Sembrava un toro. Ho creduto di morire, ma per fortuna è andata bene». Gioachino Spedale sospira con sollievo mentre ripensa alla terribile esperienza vissuta in Argentina, a Buenos Aires, dove era in viaggio di nozze con la moglie. L’imprenditore, 51 anni, residente in via Magri, dirigente amministrativo dell’azienda Abate, nota ditta di edilizia industriale, è stato vittima di una brutta aggressione sabato 11 maggio. Tornato in città pochi giorni fa, racconta al Tirreno il terrore di quei momenti. Scene di violenza efferata a cui ha assistito e di cui è stata vittima anche la moglie, Alla Evseeva, di origini russe, ma da anni in città. La rapina è stata la parte peggiore, ma anche il ricovero, la prognosi riservata e il difficile momento del risveglio in un ospedale pubblico argentino sono per Spedale ricordi dolorosi che resteranno indelebili nella sua mente.

Spedale racconta che lui e la moglie sono stati vittime di due rapine nel giro di un’ora. «È stato un calvario terribile. La prima ad essere aggredita è stata Alla - dice l’imprenditore -. Un uomo in bici è piombato su mia moglie e ha cercato di strapparle la collana, ma non c’è riuscito ed è scappata». La giornata argentina è calda e poco dopo Gioachino istintivamente si tira di nuovo su le maniche della camicia. È allora che entra in gioco il secondo rapinatore.

«Sono stato seguito da un uomo che a un tratto, a testa bassa, con una violenza inaudita mi ha preso alle costole e mi ha scaraventato contro il muro. Ho battuto la testa, ma ho intrapreso una colluttazione con quell’uomo.  Abbiamo cercato di allontanarlo, ma lui era una furia: mi ha strappato l’orologio e io sono caduto. A quel punto ho quasi perso i sensi e da allora non ricordo più nulla». Per un paio di giorni il 51enne resta sedato in ospedale in prognosi riservata. «Ricordo bene il risveglio: accanto a me c’erano tre morti - continua Spedale - È stato davvero brutto. Poi mi hanno trasferito in una clinica privata italiana. Sono stati giorni duri anche per mia moglie: si è ritrovata sola, in un Paese lontano e senza sapere la lingua». Poi, passando i giorni le cose si sono sistemate. «Voglio ringraziare la famiglia Abate - dice Spedale - e tutti i miei amici sia italiani sia argentini che mi hanno aiutato tanto in questo momento. Mi sono stati vicini nell’affrontare tutte le difficoltà, comprese quelle con l’assicurazione che mi voleva abbandonare. Ora sto meglio e ringrazio il Cielo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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