Il Tirreno

Livorno

Tradizionalisti in processione sotto la grandine

di Giulia Mancini

Montenero, la pioggia non ferma il pellegrinaggio dei fedeli che preferiscono la messa in latino

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LIVORNO. La pioggia e la grandine non hanno fermato gli oltre trenta tradizionalisti che si sono diretti a piedi al santuario di Montenero recitando il rosario in latino: è la sesta edizione del pellegrinaggio organizzato dal coordinamento toscano “Benedetto XVI”. Ad attenderli, riempiendo le panche della chiesa, molti altri pellegrini che, date le condizioni meteo, hanno preferito servirsi di mezzi propri per raggiungere il luogo di culto.

Il rito è stato officiato da monsignor Fausto Tardelli, vescovo di San Miniato, davanti ai Frati Francescani dell’Immacolata, alla Milizia del Tempio- Ordine dei Poveri Cavalieri in Cristo, all’Ordine Costantiniano di San Giorgio e all’Ordine di Malta, per citare solo alcune delle nove associazioni diffuse sul territorio regionale che aderiscono al Coordinamento “Benedetto XVI”.

La messa è stata celebrata in latino secondo il rito romano antico. «Essere tradizionalisti non significa essere nostalgici», spiega Alessandro Giunti, presidente del Coordinamento: «È bene chiarire che il rito latino non è mai stato abrogato con l’introduzione del nuovo messale, piuttosto si è data un’interpretazione troppo libera delle direttive del Concilio Vaticano II, che ha portato a perdere il valore sacrale del rito».

La celebrazione della messa in latino, nonostante le difficoltà di comprendere per molti fedeli una lingua morta, per i tradizionalisti induce alla riflessione e alla meditazione: inoltre – dicono – «vi sono molte parti dialogate nel messale che coinvolgono l’assemblea”, la cui presenza è ininfluente nel rito tridentino ai fini della validità della celebrazione liturgica.

«La Chiesa – dice ancora Giuntyi – ha perso parte della sacralità del rito per andare incontro alle esigenze delle persone ma non ci sembra che abbia così risolto i suoi problemi, le parrocchie sono vuote e c’è crisi di vocazioni, dagli anni ’70 è stata una corsa all’innovazione che ha finito per perdere il senso della tradizione».

Fra i fedeli erano presenti anche delle famiglie con bambini piccoli e giovani sui vent’anni, che dicono di non apprezzare le messe moderne ma semmai «il valore del rito come mezzo privilegiato per trovare una comunione con Dio«.

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