Toscana
La movida delle tensioni tra esposti e minacce
I residenti del centro protestano per gli schiamazzi e vengono presi di mira Nel mirino anche i locali. I gestori: «Servono più dialogo e tolleranza»
LIVORNO. Gomme delle ruote delle auto bucate, fiancate graffiate. Biglietti minatori e anche lettere offensive. Dall’altro lato, esposti in questura e denunce alle forze dell’ordine. Quando movida fa rima non con divertimento bensì con tensioni, disagi e dissidi. È quello che sta accadendo in città da qualche mese a questa parte. Da una parte aprono nuovi locali - soprattutto pub e circoli - che rispondono alla crescente domanda dei giovani di uscite e svaghi notturni. Dall’altro i residenti, che si ribellano al caos legato ai locali, specialmente quelli del centro, che spesso si trovano in mezzo ai palazzi e a volte sono parte integrante di condomini. Tensioni crescenti che si portano dietro anche episodi di cronaca: risse, aggressioni, atti vandalici conseguenza dell’ubriachezza, ma anche ritorsioni nei confronti dei residenti che protestano per l’invivibilità dei quartieri.
Da Borgo Cappuccini a Scali Novi Lena, da viale Caprera a via della Madonna fino a via Terrazzini. La movida livornese suscita reazioni contrastanti: la protesta più forte da parte degli abitanti è quella legata agli schiamazzi. Ma la cosa che crea preoccupazione è che ultimamente i cittadini che si sono permessi di lamentarsi e rivolgersi alle forze dell’ordine per denunciare il caos sono stati bersaglio di minacce. L’ultimo episodio risale a quattro giorni fa, quando al circolo del Pd di Borgo Cappuccini è arrivata una lettera di “avvertimento” che diceva così: «Pensate a governare l’Italia invece di rompere le palle ai locali che danno lavoro. Occhio!». Il circolo è nel mirino perché da anni lotta contro la confusione legata alla presenza dei locali nella zona ed è divenuto la sede di tante riunioni dei residenti.
Fatto analogo è successo in Venezia il mese scorso. Un residente di via della Madonna, che si era lamentato per il caos notturno, una mattina si è ritrovato le gomme della sua auto bucate e la fiancata rigata. Anche in piazza Giovine Italia alcuni residenti hanno ricevuto lettere minatorie e sfregi di vario tipo. Allo stesso modo, anche i locali sono stati bersagliati: all’Alcatraz in via Malenchini più di una volta sono state lanciate uova, alla porta della Strega in Venezia è stato messo il silicone.
In via Terrazzini per anni nel passato i residenti hanno lottato contro un circolo spesso frequentato da gente con precedenti di polizia. Dopo qualche tempo di serenità, da un paio d’anni gli abitanti hanno preso di mira un nuovo circolo, il Rincon Latino, che a loro avviso è fonte di schiamazzi.
«Questi episodi di tensione sono un campanellino d’allarme - commenta Dennis Pugliere, titolare del Re Matto, locale del viale Italia, molto in voga tra i giovani - Sarebbe un peccato se si creasse una spaccatura tra locali e pubblico: sarebbe un controsenso. Noi lavoriamo per il pubblico perché è evidente che in città da parte dei giovani c’è una forte domanda di pub e posti dove divertirsi. Credo che casi del genere possano essere legati a un certo nervosismo che si sta diffondendo per via della crisi. I soldi sono pochi e da parte dell’amministrazione c’è molto fiscalità nella burocrazia. Se a ciò si aggiungono anche le lamentele degli abitanti la situazione si fa davvero difficile. Io credo che dal Comune dovrebbe esserci meno accanimento contro chi lavora e più morbidezza per quanto riguarda i controlli e le sanzioni. Livorno è una città turistica e la gente quando viene qua deve avere l’opportunità di fermarsi in un locale. Come del resto avviene a Pisa e in tutto il mondo. Con i cittadini invece sarebbero necessari più dialogo e più voglia di venirsi incontro».
Fa un appello alla tolleranza il titolare dell’Alcatraz, Francesco Fava: «Del biglietto minatorio al circolo di Borgo non so niente. Però posso dire che io ho fatto tutto il possibile per non dare noia a nessuno, spendendo un sacco di soldi per il sistema insonorizzato del mio locale. Serve più tolleranza».
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