Il Tirreno

Livorno

Ippodromo ko, il ministero sospende i pagamenti

di Juna Goti

Congelati oltre 100mila euro perché l’impianto è inagibile. Labronica si oppone Intanto i lavoratori chiamati a ripulire si dividono dalla Cgil e restano in sciopero

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LIVORNO. Il ministero ha sospeso ufficialmente una parte dei pagamenti (oltre 100mila euro) dovuti alla Labronica per le corse organizzate nel 2012 al Caprilli attraverso Alfea. Il motivo? A oggi l’impianto livornese risulta in stato di abbandono e inagibile.

A comunicarlo è stato lo stesso liquidatore della società, Fabrizio Giusti, nel corso dell’incontro convocato venerdì a Palazzo Civico tra i vertici del Comune, i sindacati e i lavoratori dell’ippodromo.

Sospensione non è sinonimo di revoca definitiva della convenzione ministeriale, ma la situazione si fa delicatissima. Il liquidatore ha fatto sapere di avere presentato opposizione, sostenendo che quegli oltre 100mila euro sono dovuti alla Labronica (in liquidazione e con quasi tre milioni di debiti) per corse già andate a segno. Poi si è impegnato a garantire il ripristino degli impianti e della pista, ricoperta di erbacce e di buche.

Ma siccome piove sempre sul bagnato, l’ormai imminente stagione di corse è stata anticipata (dal 16 al 13 giugno) mentre i dipendenti della Labronica in cassa integrazione si rifiutano di rientrare al lavoro (dopo due richiami formali) e allungano lo sciopero al 31 maggio. Chi metterà il Caprilli in condizione di correre?

La situazione è paradossale, con un tutti contro tutti che rischia di portare al suicidio lavorativo e alla chiusura di un gioiello pubblico. Il fronte dei venti dipendenti della Labronica si è spaccato. Ieri, come anticipato dal Tirreno, solo in sette o otto si sono presentati all’assemblea indetta dalla Cgil. Gli altri hanno seguito la linea della rsu e domattina incontreranno l’avvocato Marco Guercio, al quale hanno deciso di affidare le prossime mosse. «Abbiamo preso atto della decisione di questi lavoratori», tagliano corto il segretario della Cgil, Maurizio Strazzullo, e il leader della Slc, Giuseppe Luongo. «Dai dipendenti presenti all’assemblea – riprendono – abbiamo avuto il mandato di approfondire con l’amministrazione comunale due punti. Prendiamo atto – premettono – che il Comune dice che ricollocherà tutti, cosa che ci lascia perplessi e dubbiosi. Chiediamo quindi una clausola sociale di salvaguardia, affinché i lavoratori restino legati alle aree pubbliche su cui si andranno a insediare le attività, e che non ci siano buchi di stipendio per nessuno quando a fine 2013 scadrà la cassa integrazione». «Chiederemo un incontro urgente al Comune per andare avanti a sottoscrivere gli impegni – chiudono – nel frattempo lo sciopero resta in piedi».

Dall’altra parte, i dipendenti che hanno disertato l’assemblea dicono senza mezzi termini che «è saltata la sintonia con la Cgil» e «dal Comune non abbiamo avuto le garanzie chieste su tempi, contratti (di agricoltura non se ne parla) e piani di impresa» dei tre progetti che secondo il sindaco Cosimi dovrebbero ridare lavoro a una ventina di persone: gestione delle corse da subito alla società pisana Alfea, equitazione tra il Caprilli e la Ceschina, golf in Banditella.

Ma a cosa puntano i lavoratori? Con i tempi che si stringono e il mondo dell’ippica italiana in crisi nera, trovare alternative sembra quasi impossibile. Dal gazebo di protesta allestito davanti al Comune c’è chi dice senza mezzi termini che «noi abbiamo presentato progetti, come quello delle biomasse, per gestire da soli il Caprilli, ma non sono stati presi in considerazione. È chiaro che se ci proponessero di essere assorbiti da altre partecipate diremmo sì, non siamo mica matti...». «Ma quello che abbiamo sempre chiesto – riprendono – è di lavorare tutti nello stesso comparto».

Agli occhi di guarda l’ipotesi che partecipate del Comune come Asa o Aamps (centinaia di dipendenti e nessuno spazzino) possano essere caricate di altre braccia per risolvere questa brutta vicenda appare francamente off limits. E anche dal Comune l’hanno esclusa. «C’è un impegno scritto a ricollocarci tutti – tagliano corto i lavoratori – d’ora in poi valuterà il nostro legale».

Intanto questo braccio di ferro - come ripetono scocciati anche i dirigenti di Alfea - rischia di far saltare convenzione e corse. Insomma, addio Caprilli. Sempre che alla fine Alfea non firmi gli accordi col Comune e si attrezzi con forze proprie. E allora sarebbe battaglia legale con gli ex Labronica alle prese con i licenziamenti. «Ho grande rispetto per tutti i lavoratori – chiude il sindaco Alessandro Cosimi – ma io devo pensare all’interesse pubblico. Il liquidatore della Labronica fa bene ad agire nell’interesse della società e di un impianto che è gestito da quella società. Nessuno prevarica nessuno, ma non vogliamo neppure essere prevaricati: di fronte agli avvocati la politica si fermerà e risponderanno i legali».

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