Il Tirreno

Livorno

«Ogni mese ventimila euro per comprare la cocaina»

di Federico Lazzotti

I retroscena dell’inchiesta sul traffico di droga scoperto dalla Finanza «Gli scambi nella zona di porta a Terra, in città un fiume di denaro»

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LIVORNO. È un fiume di denaro quello che per mesi i vertici della banda che gestiva il traffico di cocaina ed eroina in città sarebbe riuscito a muovere.

Secondo i militari del nucleo mobile della Finanza, infatti, ogni due settimane arrivavano a Livorno «almeno 10 mila euro di droga». Solitamente - è la ricostruzione degli investigatori - l’eroina veniva portata da alcuni corrieri che partivano da Milano, mentre la “coca” spesso giungeva dall’Olanda. Poi spettava a Deivi Duma, 24 anni, a suo padre Eduard, nati a Durazzo, in Albania, ma da una decina di anni in Italia e a Fabio Digiacomantonio nascondere la merce per poi piazzarla ai vari spacciatori e consumatori.

Eppure negli ultimi tempi - come confidano gli stessi protagonisti in alcune intercettazioni telefoniche finite agli atti delle due indagini «non si guadagna bene come prima». Molto probabilmente colpa della crisi che in ogni caso non ha impedito alla finanza di sequestrare sei auto di proprietà degli indagati, tra cui un’Audi che risulta essere stata pagata in contanti e oltre a 30 mila euro. «Lo spaccio si stava allargando - confidano gli inquirenti - tanto che gli acquirenti arrivavano da fuori provincia per comprare».

Le indagini sul presunto traffico di eroina - confermano gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci - sono iniziate nel giugno dello scorso anno. Dalle intercettazioni telefoniche i militari sono riusciti ad arrestare per prima cosa «due pesci piccoli» come Marco Casoli e la compagna Cinzia Lucarelli fermati il 5 luglio sul viale Carducci con un etto di eroina nascosto sotto la sella.

Sempre attraverso le intercettazioni gli uomini delle fiamme gialle sono venuti a conoscenza di un paio di appuntamenti per lo scambio di droga e soldi nella zona di Porta a Terra e in particolare nel parcheggio davanti al complesso delle Due Torri. È qui che nel pomeriggio del 19 novembre i militari arrestarono Ilir Ndina: in auto aveva oltre un chilo di eroina che avrebbe dovuto consegnare a Deivi Duma.

È proprio dalla telefonata che il ventiquattrenne ha fatto dopo aver assistito all’arresto che i finanzieri hanno scoperto un retroscena: «Lo stavo aspettando bevendo un caffè - ha detto - quando ho visto che lo portavano via: sono rimasto con la tazzina in mano, per fortuna che non mi hanno collegato a lui».

È giocando sulla falsa certezza di non essere finito nell’indagine che gli inquirenti hanno potuto continuare ad indagare, arrestando e denunciando alcuni collaboratori dei tre principale indagati. Come Bruno Bugliesi, trovato con mezzo chilo di cocaina il 4 di dicembre mentre tornava da un viaggio in Olanda. Pochi giorni dopo sono scattate le prime misure cautelari nei confronti di padre e figlio e Di Digiacomantonio, considerato dal giudice per le indagini preliminari «un collaboratore fattivo e decisivo nel traffico di droga».

È seguendo questo filone che un mese dopo è stata aperta l’indagine bis che a fine aprile ha portato all’emissione di altre tre ordinanze di custodia cautelare. Oltre ai due cittadini di origine albanesi è finito nei guai anche, Riccardo Cerrai, 45 anni, livornese e Kume Petrit, 39 anni, arrestato e ora ai domiciliari. In questa seconda tranche è entrato anche Alberto Lenzi, titolare del ristorante Sorsi&Morsi che avrebbe assunto il ventiquattrenne favorendo - secondo gli inquirenti - la sua permanenza in Italia in modo irregolare.

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