Gioco
L’arte tipografica e la censura nell’epoca dei Lumi
di Sorta come città portuale Livorno è stato sin dalle origini un luogo di scambio di merci, ma anche d’idee: queste ultime veicolate anche attraverso scritti di vario tipo per altro sempre...
di Sorta come città portuale Livorno è stato sin dalle origini un luogo di scambio di merci, ma anche d’idee: queste ultime veicolate anche attraverso scritti di vario tipo per altro sempre sottoposti a un’attenta sorveglianza da parte dell'Inquisizione. Le cose cambiano, con l'emanazione della legge del 28 marzo 1743 con cui il granduca Francesco Stefano di Lorena interviene sulla procedura di controllo dell'editoria dando un forte impulso alla produzione libraria.
Scritto da Susanna Corrieri e pubblicato da Debatte Editore il volume “L'arte tipografica a Livorno. Libri proibiti nel secolo dei Lumi” affronta il tema della stampa e della circolazione di libri durante l'Ancien Régime e in particolare nella seconda metà del '700 quando Livorno diventa un luogo privilegiato per la pubblicazione e l’ingresso nel granducato di testi anche piuttosto “scomodi” e comunque ritenuti sconvenienti dalle gerarchie ecclesiastiche: una diffusione che si avvale di vari espedienti.
In questo nuovo clima avviano la loro attività molte tipografie fra le quali spicca quella di Marco Coltellini a cui si deve, tra l'altro, la stampa del saggio “Dei delitti e delle pene” (1764) di Cesare Beccaria e della terza edizione (1770) dell'Encyclopédie di Diderot e D'Alembert.
L'autrice si sofferma sul cospicuo traffico di libri proibiti in atto a Livorno e sul proliferare di stamperie-librerie, che aprono anche sale di lettura. L'ultimo capitolo è rivolto al “mestiere del libro”, che nel '700 si riassume nella figura di tipografo-libraio-cartolaio, e alle professionalità richieste per la corretta esecuzione della stampa.
Roberto Riu
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