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Livorno

Il campeggio di "Beppe" Doveri all’asta per 2,5 milioni

Il campeggio di "Beppe" Doveri all’asta per 2,5 milioni

Metà della proprietà è stata venduta ad una società del settore, la data dell’udienza è fissata per l’11 luglio al tribunale di Livorno: rialzo minimo 10 mila euro

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LIVORNO. È fissata per il 10 luglio alle 11 la prima vendita all’asta della metà dell’International campig Etruria di Marina di Castagneto, il campeggio di proprietà della famiglia Doveri finito al centro dell’inchiesta sulla presunta bancarotta fraudolenta per quale Giuseppe “Beppe” Doveri è ora imputato.

Il 50% delle quote che saranno messe in vendita con una base d’asta di quasi 2,5 milioni di euro erano quelle riconducibili alla Turmar spa la società dichiarata fallita lo scorso anno e al centro degli accertamenti della guardia di finanza.

Nei mesi scorsi, l’altra metà del capitale sociale, quello salvato dal crac perché intestato alla società Camping Etruria srl per la quale il 6 giugno sarà presentato il concordato, è stato venduto dal nipote dell’imprenditore ad una società del settore. Ecco perché è molto probabile che gli stessi che lo scorso febbraio hanno ottenuto il 50% della proprietà cerchino di ottenere il controllo totale del campeggio.

Per questa prima asta con incanto, il giudice Luigi De Franco ha previsto un rilancio minimo di 10 mila euro.

Secondo la ricostruzione del pubblico ministero Luca Masini, che ha condotto l’indagine, il campeggio Etruria era il salvadenaio dell’imprenditore. Decine le intercettazioni finite agli atti del processo (la prossima udienza è fissata per mercoledì prossimo) nelle quali gli indagati parlano della struttura ricettiva, oppure mentre sono all’interno della stessa.

Nella lista dei testimoni, non a caso, la maggior parte di quelli del pubblico ministero sono proprio ex dipendenti che si occupavano dell’amministrazione e dei conti.

Il campeggio di Castagneto è finito al centro anche di un'altra inchiesta giudiziaria legata sempre a “Beppe” Doveri e al sindaco del Comune di costiero. Infatti proprio l’imprenditore avrebbe assunto il figlio di Fabio Tinti per avere in cambio i permessi necessari per costruire un complesso turistico nella zona di Donoratico.

(f.l.)

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