Il Tirreno

Livorno

È livornese il nuovo leader dei portuali di tutta Italia

di Mauro Zucchelli
È livornese il nuovo leader dei portuali di tutta Italia

Marco Dalli, presidente Ancip: «Dalla parte del lavoro (e del fare impresa) di fronte alla grande finanza che entra nel cuore dei porti nell’era della crisi»

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LIVORNO. È un livornese il nuovo leader dei portuali italiani: è Marco Dalli, 51 anni, vicepresidente della Compagnia portuale presieduta da Enzo Raugei. Lo ha deciso l'assemblea di Ancip, l'associazione che raggruppa a livello nazionale le Compagnie portuali (che ha visto negli ultimi anni come direttore Vladimiro Mannocci, anch'egli esponente del Palazzo di via San Giovanni). Per singolare coincidenza, in controtendenza rispetto alle polemiche su quanto (poco) conta Livorno a livello nazionale: e in controtendenza rispetto ai guai che ho scorso anno avevano messo in ginocchio la Compagnia.

Ma, fuori dalle diatribe locali, la presenza di Dalli alla presidenza nazionale di Ancip arriva esattamente nel bel mezzo del guado di una trasformazione che investe i porti e i portuali. Da un lato, l'identikit del lavoro negli scali: non solo è in discussione la “riforma della riforma” portuale ma a livello europeo è sulla rampa di lancio una nuova regolamentazione che cambierà molte cose. Dall'altro, le Compagnie: in questo nuovo round l'Ancip ha puntato esplicitamente su un avvicendamento generazionale con una nuova leva di dirigenti portuali (e a Livorno c'è la battaglia per far rinascere la cooperativa su nuove basi dopo la grave crisi dello scorso anno). Senza contare che, con questa “maglietta”, Dalli entra anche nel direttivo nazionale della “Federazione del Mare”, il conclave del “cluster marittimo”, cioè la stanza dei bottoni in cui siedono i rappresentanti delle principali organizzazioni imprenditoriali e delle maggiori istituzioni coinvolte sul fronte della blu economy, portando così un pezzo di Livorno là dove si gioca in una rete di forte specializzazione e di ampie relazioni sia nazionali che internazionali.

Dalli non ci sta a vedere la sua nomina come una sorta di “rivincita” dei portuali rossi della città rossa. «Lasciamo perdere le ideologie, – dice – anche in Compagnia mi sono sempre battuto perché i numeri anziché i preamboli politico-ideologici fossero al centro delle strategie di bilancio. Anche perché i numeri non sono solo matematica: è su quel ring che devi muoverti se vuoi affermare le ragioni del lavoro dentro i porti che cambiano pelle».

Già, e Livorno può fare da apripista in un senso o in un altro, lo ammette anche lui. Ma con un segno di speranza in più: «Sì, Livorno poteva diventare un caso nazionale sul fronte della deregolamentazione, la nuova Agelp però è un buon risultato».

E a chi gli dice che rispetto a 15-20 anni fa l’economia in forma di cooperative a Livorno si è afflosciata, ribatte che «è vero che siamo in difficoltà, ma vorrei sapere chi oggi non lo è: il problema non è fra imprese profit e noi, il problema è il mercato che non c’è».

Dalli torna a insistere sull’altolà alla guerra fra poveri: «Basterebbe andarsi a rileggere qualche intervista a Italo Piccini: non ha senso strapparsi i traffici da una banchina all’altra, la “guerra fra poveri” serve solo a far la fortuna degli armatori e dei grandi fondi internazionali».

L’ingresso della grande finanza è una realtà anche a Livorno: basti pensare a Clessidra che entra in Sintermar, all’operazione di Mid Industry Capital con Giorgio Neri e Bortolussi, all’ingresso del colosso Inchcape Shipping Services (controllato dal fondo sovrano di Dubai) nel gruppo Palumbo. «Il lavoro e l’impresa – afferma Dalli – hanno radici nel territorio, hanno un orizzonte che si tramanda da una generazione all’altra. Invece la logica dei fondi è spesso quella dei cinque anni entro i quali bisogna massimizzare la redditività. Ecco, la differenza sta lì: ma, davanti a una crisi così lunga, avere gli orizzonti troppo vicini non avvantaggia nessuno. Anzi, è un boomerang. Anche per i grandi operatori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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