Il Tirreno

Livorno

il professor ALFONSO MAURIZIO iacono

«Basta pregiudizi bisogna saper ascoltare»

di Ludovica Monarca
«Basta pregiudizi bisogna saper ascoltare»

LIVORNO. «I numeri delle occupazioni stanno crescendo in tutte le città toscane e deve essere un fenomeno da prendere seriamente in considerazione. Sono messaggi importanti che vanno ascoltati e...

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LIVORNO. «I numeri delle occupazioni stanno crescendo in tutte le città toscane e deve essere un fenomeno da prendere seriamente in considerazione. Sono messaggi importanti che vanno ascoltati e interpretati». Alfonso Maurizio Iacono, preside della facoltà di Lettere dell’Università di Pisa e da sempre attento osservatore delle vicende livornesi, non si dimostra stupito dal record di occupazioni, anzi.

«Le scelte di questi collettivi sono l’ennesimo esempio dello scollamento tra politica e società civile, tra i bisogni e la visione della stessa – spiega – L’occupazione di edifici pubblici abbandonati e inutilizzati da tempo lancia diversi messaggi pregni di significato». L’esigenza di spazi dove promuovere cultura, ad esempio. «Per anni la politica ha promosso un ’idea di cultura sbagliato sul piano morale, ma anche economico. Lo Stato italiano investe una sciocchezza in beni culturali, la frase “con la cultura non si mangia” è rimasta impressa nelle mente di tutti noi ed è stato un errore. Questi ragazzi stanno provando a darsi le loro risposte, gridano a gran voce le loro esigenze e accendono la luce sui cambiamenti che stanno avvenendo all’interno della società e le sue necessità». Non è un caso che la maggior parte delle persone che partecipano ad azioni antagoniste non abbiano votato alle ultime elezioni o addirittura non votino da tempo. «Il voto è una delega che prevede patti chiari. Io decido di delegare te a rappresentarmi e a prendere le decisioni perché mi hai promesso delle azioni, dei comportamenti e delle linee di pensiero in cui vedo rappresentate e difese le mie esigenze. Ecco, quei patti, per molti elettori vengono costantemente infranti e così questi ragazzi scelgono di rappresentarsi da soli». L’esercizio della democrazia diretta, secondo Iacono, è ottimo per una crescita consapevole all’interno della società. «Non dobbiamo giudicare questi ragazzi, liberiamoci dal pregiudizio e proviamo ad ascoltare quello che ci dicono. Sono la generazione che è cresciuta sotto un bombardamento di individualismo. Il mantra che gli veniva ripetuto era: “siate imprenditori di voi stessi”. Bene, adesso stanno scegliendo da soli, stanno facendo sentire la loro voce, stanno provando a trovare uno sviluppo alternativo di una società che sta andando alla deriva». Secondo Iacono basta osservare le piazze delle città per rendersi conto di quello che sta accadendo. «Vedo enormi folle solitarie quando esco, anche alla Terrazza Mascagni. I collettivi stanno provando a ridare un senso alla cooperazione, alla convivenza sociale comune, allo stare insieme facendo e promuovendo qualcosa. Fare finta che non esistano, etichettarli senza provare a capire è un errore a cui va posto rimedio anche perché, con il loro impegno, stanno non solo difendendo diritti sacrosanti, ma anche urlando verità scomode». A cosa si riferisce? «In Italia purtroppo fa parte del pensare comune che se un bene è di tutti allora in realtà è un bene di nessuno. Questi ragazzi rivalutano il bene pubblico, se ne occupano, lo riportano alla vita. Un’attività che significa anche impegno e fatica, incorrere in dei rischi. La politica da anni continua a esaltare la proprietà privata, a nascondersi dietro la facile affermazione “non ci sono soldi”. È una scusa. I giovani che hanno occupato spazi pubblici in disuso stanno spezzando questa logica, dimostrano ogni giorno che per fare bene non sempre servono investimenti folli. Basta prendersi cura di quello che si ha». È un fiume in piena Iacono e si schiera al fianco di questi ragazzi anche nelle loro battaglie: «I diritti per cui protestano sono sacrosanti. La casa non è un optional e bisogna intervenire prima che la situazione diventa ancora più difficile. Loro stanno indicando una strada. Non è detto che sia giusta, ma merita un’analisi seria, non una presa di posizione piena di pregiudizio».

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