Gioco
Anche il turismo piange: meno 70mila pernottamenti
E’ allarme per il netto calo dei visitatori in città nel 2012 Segno negativo in tutta la provincia (eccetto il cecinese)
LIVORNO. Se non è un crollo, di certo è un campanello d'allarme: nel 2012 il turismo nella nostra Provincia ha registrato numeri negativi, con un calo di circa 30mila visitatori e 300mila pernottamenti in meno rispetto all'anno precedente. È quanto emerge da uno studio promosso a Palazzo Granducale e presentato dall'assessore provinciale Paolo Pacini. Il 2012 interrompe un trend positivo che durava da 10 anni e aveva portato Livorno a essere la seconda provincia in Toscana e la decima in Italia per presenze turistiche. Oggi i numeri sono poco incoraggianti, con il -2,3% di arrivi e il -3,5% di presenze rispetto al 2011. Il dato si traduce in una perdita di circa 15 milioni di euro per le strutture turistiche (di cui 10 per il settore alberghiero), senza contare i "danni collaterali" per commercio, ristorazione, artigianato e via dicendo. Le cifre rivelano che Livorno regge meglio la crisi rispetto al resto d'Italia (che registra il -6,4% di presenze), ma le previsioni sono negative anche per il 2013. Italiani e stranieri.
Nel 2012 si contano circa 8,2 milioni di presenze turistiche (5 milioni italiane, 3,2 milioni straniere) rispetto agli 8,5 milioni del 2011. A pesare è soprattutto la contrazione della domanda italiana. Solo l'andamento positivo di quella straniera rende meno pesante il saldo negativo. Il mercato italiano registra un -8,1% di presenze rispetto al 2011, che si traduce in 440 mila pernottamenti in meno. I turisti stranieri portano un contributo positivo, con un balzo del +4,5% di presenze (138 mila pernottamenti in più). Boom di tedeschi, svizzeri e russi, mentre diminuiscono le presenze di visitatori provenienti da Francia e Gran Bretagna.
Alberghi no, agriturismi sì. Il nostro territorio comprende 1211 strutture ricettive (371 alberghi e 840 strutture complementari) per oltre 114 mila posti letto. Il comparto alberghiero chiude il 2012 con un saldo del -7,8%, pari a 236 mila pernottamenti in meno. Nel comparto extralberghiero, grazie a una diversificazione della domanda, la flessione si mantiene intorno all'1%, con agriturismi, campeggi e villaggi turistici che chiudono positivamente la stagione. Le presenze totali? Poco più di 2,8 milioni nelle strutture alberghiere (erano 3 milioni nel 2011) e 5,4 milioni nelle strutture complementari: significa che quasi i due terzi del totale dei pernottamenti sono avvenuti presso le strutture ricettive extralberghiere. Estate ko. La dinamica negativa caratterizza buona parte dell'anno. Significativo rallentamento nell'alta stagione, specie nel bimestre giugno-luglio, con oltre 260 mila presenze in meno rispetto al 2011. Il calo prosegue anche nei tre mesi successivi, con una perdita di altri 92 mila pernottamenti. Gli unici mesi in controtendenza, con aumento della presenza turistica, sono marzo (+19.6%) maggio (+10,2%) e novembre (+20,9%).
Le aree preferite. L'area più penalizzata è l'Arcipelago toscano, con una perdita di circa 213 mila pernottamenti (-7,5%). La Val di Cornia e l'area livornese registrano rispettivamente -109mila e -70mila pernottamenti.
La sola Val di Cecina si distingue per una crescita, con 91mila presenze in più. La durata media del soggiorno passa dai 6,6 giorni del 2011 ai 6,5. Nonostante la lieve contrazione, la permanenza media si conferma ben al di sopra del dato regionale (3,6 giorni).
Il futuro. «La situazione non è del tutto negativa - commenta l'assessore Pacini - ma se vogliamo evitare un costante peggioramento dobbiamo dare una scossa al territorio». «Il protrarsi della crisi - prosegue - non lascia presagire nulla di buono per l'anno in corso. Probabile che la domanda turistica italiana si riduca ancora, speriamo almeno che la crescita del mercato straniero continui a compensare il momento difficile». L'assessore presenta infine la sua ricetta per il rilancio: «Basta con i frazionamenti del territorio: servono ragionamenti su aree vaste e un posizionamento strategico della Provincia a livello internazionale. La dimensione mare, da sola, non basta più. Servono integrazione e aggregazione, imprenditorialità e qualità dell'offerta».
Giorgio Carlini
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