Il Tirreno

Livorno

«La mia casa venduta all’asta per un debito di 4mila euro»

di Mauro Zucchelli
«La mia casa venduta all’asta per un debito di 4mila euro»

L’ex proprietaria: sproporzione enorme fra mancati pagamenti e un alloggio valutato 300mila euro Sono sotto sfratto ma non mi arrendo, ho presentato un esposto e chiedo ai giudici di intervenire

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LIVORNO. «No, dalla nostra casa non me ne vado nemmeno se vengono a portarmi via con i carri armati: ma le pare giusto che ce l'abbiano presa e messa all'asta per un debito di 4mila euro? Lì dentro c'è la nostra vita, la nostra storia: un’esistenza intera di sacrifici per avere queste quattro mura». Nella storia della famiglia Mancini si sente la stessa disperazione del muratore siciliano morto per essersi dato fuoco dopo lo sfratto dalla sua abitazione messa all'asta (con la magistratura che ha aperto una inchiesta). Ma, se fosse ammissibile usare un metro quantitativo per descrivere questi drammi sociali, il senso di ingiustizia è ancora più grande: al sessantaquattrenne che si è ucciso a Vittoria, per via di un debito da 10mila euro, era stata pignorata l'abitazione che vale grossomodo il triplo, nel caso livornese la sproporzione appare ancor più eclatante, visto che «il mancato pagamento ammonta a 4mila euro e, secondo la perizia, la nostra casa valeva circa 300mila euro anche se poi all'asta giudiziaria l'aggiudicazione è avvenuta per meno di 200mila». E adesso siamo allo sfratto: «Vogliono a tutti i costi prendersi l'abitazione e fra un mese buttarci in mezzo a una strada».

In realtà, il debito è un po' più alto: circa 10mila euro. È raddoppiato per via di spese e interessi che fanno lievitare gli importi iniziali. Resta però evidente la differenza fra l'entità del debito non saldato e il valore del bene finito all'asta: un appartamento di 100 metri quadri in zona residenziale.

«Ho presentato un esposto in cui è scritto tutto: date, ricevute, scadenze. Faccio appello alla magistratura – dice la moglie – perché fermi una procedura che si sta rivelando una enorme ingiustizia e esamini con attenzione tutto quel che ha fatto sì che si arrivasse fino a questo punto: chiediamo solo di restare lì, pagare quel che c'è da pagare e continuare a vivere. Chiedo a forze politiche, associazioni, movimenti, realtà sociali di far sentire la propria voce perché questo non sia una odissea individuale bensì un problema sociale: di giustizia, di equità».

Il paradosso è che, perfino nel bel mezzo del ciclone delle polemiche su Equitalia, dalla protagonista di questa storia non sono arrivati che ringraziamenti nei riguardi di quell'esattore che il resto del mondo dipingeva come un mostro senza pietà: «Con me ha dimostrato senso di umanità, è stata disponibile a rateizzare le somme che le dovevo e io faccio fronte».

Il racconto parte da lontano perché la signora ci tiene a evitare di passare come una che fa la furbetta e non vuole pagare. Tutto era iniziato, secondo il racconto della donna, in virtù di «un fido di 4mila euro da Cassa risparmi di Firenze: riesco a onorare quasi per metà il debito e nel 2008 scatta l'ingiunzione». Che porta con sé l'immancabile valanga di spese accessorie che ingrossano l'importo da saldare. Questo si somma al fatto che «il condominio chiede il pagamento di 11mila euro più 2mila di spese legali». A tal riguardo, sottolinea di aver presentato una documentazione dettagliata alla Guardia di finanza in cui precisa che, dopo l'atto di pignoramento di quattro anni fa esatti, ha versato fra bonifici e contanti qualcosa come 32.585 euro a partire dal febbraio seguente. Con questa scansione da lei puntualizzata: nel corso del 2010 a giugno 5mila euro, poi nello stesso anno altri due importi (2mila euro e poco meno di 1.700). Nel 2011: nei primi due mesi dell'anno prima 2mila e poi 400 euro, seguiti da 150 a marzo, da 4mila a settembre, da 1.500 a novembre e da due versamenti poco prima di Natale (7mila euro fra l'uno e l'altro). Lo scorso anno: 6.600 euro in febbraio in due tranche, 125 in 4 rate a primavera, 300 in estate.

C'è anche il mutuo da pagare: è di durata quindicennale ed è con la Cassa risparmi di Volterra («facendo i salti mortali sono in regola con i pagamenti e la banca, benché si sia inserita nella procedura di vendita giudiziaria, ha accettato che continuassi a pagare»).

«Di fronte alle Fiamme Gialle – racconta – penso di aver dimostrato che ho pagato forse anche più di quanto dovevo sul fronte condominiale. Comunque sia, è disumana una tal disparità fra l'ammontare dei mancati pagamenti e il castigo mortale che vogliono infliggermi portandomi via la casa come se potessi accettare che i risparmi di una vita intera vadano in fumo così».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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