Sicurezza
Villa Maria abbandonata, dimenticata e alla mercé di tutti
Chiusa dal 2006 è abbandonata e accessibile a chiunque. I lavori si sono fermati per 30mila euro. Passando da uno dei tanti varchi nelle reti del cantiere siamo entrati all’interno indisturbati e abbiamo potuto visitarla
LIVORNO. Capita a volte che anche i vandali abbiano un cuore. E così finisce che bisogna pure ringraziarli se si sono salvati 300mila euro di soldi pubblici spesi per ristrutturare il pian terreno di villa Maria o si è salvata la scacchiera di marmi del grande atrio tornata lucida come quando Pietro Rodocanacchi all’inizio del 1800 decise di ampliare quello splendido castelletto, che oggi sorge tra via Calzabigi e via Redi e che dopo essere stato sede del comando tedesco di Livorno e poi proprietà della famiglia Lazzara - che nel 1960 lo donò al Comune insieme al grande parco circostante - è conosciuto da tutti come ex sede del centro di documentazione della biblioteca labronica.
E’ sempre a quei vandali che dobbiamo dire grazie se anche le nubi si sono salvate e poi gli angeli e i fiori comparsi in affreschi ottocenteschi sulle pareti della villa durante gli ultimi lavori mai terminati, e ancora gli infissi nuovissimi già installati, i quadri elettrici quasi completati, i neon, i cento scatoloni carichi di libri e le centinaia di stampe antiche accatastate nella mansarda, le scrivanie, le sedie, l’ascensore ancora incelofanato, i tavoli, il materiale elettrico e chi più ne ha più ne metta.
Perché villa Maria, chiusa dal 2006 per costruirvi un ascensore (sic) e mai più riaperta, è oggi una bruttissima ma reale fotografia del degrado della città. Esclusa ai livornesi, abbandonata a se stessa, dimenticata dai suoi stessi padroni, cioè dai nostri amministratori. Al punto che basta fare due passi nel parco, entrare senza alcuna acrobazia in uno dei tanti varchi che si sono creati nelle recinzioni del cantiere che circondano l’edificio, poi salire le scale esterne, e aprire la porta a vetri semplicemente abbassando la maniglia per varcare la soglia e diventare padroni per un’ora, per un giorno, per una notte di quel nobile palazzo decaduto.
Ieri, senza forzare nessuna porta o infrangere alcun divieto abbiamo potuto visitarlo completamente, con grande calma, dalla mansarda a scender giù, scattando foto, apprezzando il restauro (incompleto) del pian terreno, ma anche notando quanto poco in questi sette anni di chiusura sia stato fatto. E quanto tanto invece quella struttura avrebbe potuto dare ai livornesi, agli studiosi che erano soliti ritrovarvisi per fare ricerche su documenti dell’Ottocento, quotidiani e riviste di cui era ricchissima, o a chi semplicemente è alla ricerca di una sala lettura.
Prima di noi dev’esserci entrato qualcun altro, se è vero che molte pareti del primo e secondo piano sono vergate di frasi incomprensibili con bombolette nere e blu, un lettino da mare è steso in una stanza tra libri e scrivanie, e sulla moquette ci sono resti di sigarette. Ma poteva andar peggio, è palese. «La struttura tornerà sotto la responsabilità dell’ufficio cultura quando ci verrà riconsegnata», replica l’assessore Mario Tredici. Che in realtà una buona notizia proverebbe anche a darla: entro settembre la villa sarà riaperta. O meglio: il pian terreno della villa. «E’ un primo passo, ma permetterà agli studiosi di tornare a frequentarla ed eliminerà il problema del degrado», dice. Aggiungendo: «Abbiamo trovato i 30mila euro che mancavano per terminare i lavori che dovevamo concludere nel settembre 2012».
L’assessore giura che è tutta colpa del patto di stabilità. Ma il paradosso rimane e il quadro agli occhi del cittadino stride, stride, e ancora stride: la struttura che funzionava benissimo venne chiusa nel 2006 per costruirvi un ascensore. Poi sono emerse altre questioni di abitabilità. Ma per anni nessun lavoro è stato portato avanti. Finalmente nel 2010 si è deciso di sistemare il pian terreno: costo dell’intervento 330mila euro. Ma le casse del Comune si sono fermate a 300mila. Tradotto: per 30mila euro si è bloccato il cantiere, si è privata la città di una delle sue biblioteche e di uno dei suoi parchi e ci si è permessi di abbandonarli a se stessi e ai vandali.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
