Gioco
«Verità sul Moby» La carica di under 35 nella campagna choc
Boom di iscrizioni: commissione d’inchiesta sulla tragedia Tra i firmatari anche il sindaco di Colle e molti giovani
LIVORNO. Il 10 aprile 1991, giorno della tragedia del Moby Prince, erano poco più che bambini. Ora sono uomini e donne che non hanno dimenticato. Merito di quel meccanismo mentale che fissa nella memoria il momento in cui veniamo a conoscenza di un evento importante(ricordate dove eravate l’11 settembre 2001?). Allora riemerge l’odore di fumo che per giorni si è sentito in città, il relitto fermo al largo, i discorsi dei genitori, le telecamere dei Tg sopra il tetto dell’hotel Palazzo.
Così a distanza di 22 anni dalla strage che ha ucciso 140 persone nella rada davanti al porto di Livorno gli ex bambini ci hanno messo la faccia per chiedere «verità e giustizia» per le vittime e l’apertura «di una commissione parlamentare di inchiesta» dopo il buco nell’acqua nelle due indagini penali.
È grazie alla generazione degli under 35 che ieri la campagna #IoSono141, aperta il 5 maggio scorso dal Comitato che racchiude i familiari delle vittime a distanza di tre anni dall’archiviazione dell’inchiesta bis, ha avuto un’impennata di sottoscrizioni.
Nei messaggi di Virginia, Mauro, Marco, Valentina c’è il ricordo e lo sdegno. Scrive Anna Aiello, livornese, 34 anni rispondendo alla domanda sul perché si sente la vittima 141: «Perché su quella nave avrei potuto esserci io e la mia famiglia. Sono 141 - prosegue - perché tante persone che io non conoscevo erano lì e hanno fatto una morte orribile. Sono 141 perché voglio sapere la verità su quello che è successo, perché la verità deve uscire fuori, per rispetto di quelle persone che sono morte, e dei loro familiari che dopo 22 anni aspettano ancora una risposta sul perché d’improvviso non hanno più un padre, una madre, un fratello, una sorella, un amico». Tra gli ultimi ad aver firmato l’appello c’è anche il sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci, che non a caso di anni ne ha 32. «Non solo da cittadino ma anche da sindaco e dunque da rappresentante delle istituzioni pretendo verità e giustizia. Perché su quel maledetto 1991 venga fatta luce».
Una tendenza quella della sottoscrizione dei più giovani che ha colpito anche Loris Rispoli, presidente del Comitato.
«La firma dei giovani - spiega - è l’aspetto che più mi ha colpito. Qualche giorno fa ci ha inviato una foto e un messaggio anche un ragazzino di appena 16 anni. Ero incuriosito dal suo interesse così ci siamo sentiti e ho scoperto che del Moby Prince aveva sentito parlare a casa, dai genitori, così si era informato e aveva aderito. Ecco questo interesse ci rassicura perché i ragazzi sono il futuro e da loro c’è il desidero di sapere la verità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google