Gioco
Piombino avrà la super banchina E ora Livorno vuole fondi statali
Per l’ampliamento a mare del porto servono 100milioni. Picchi: «Non vergogniamoci a chiedere il nostro scalo è nazionale». Cosimi: «Il nuovo terminal serva alla Concordia o è concorrenza»
LIVORNO. Mentre il porto di Piombino si prepara alla trasformazione, Livorno rivendica la sua «vocazione» e «importanza strategica», e batte cassa bussando soprattutto allo Stato. In questi giorni il consiglio comunale è impegnato nel percorso per arrivare a luglio ad adottare la variante anticipatrice al Piano strutturale per il Piano regolatore del porto. Uno strumento, come lo definisce il vicesindaco Bruno Picchi, «indispensabile perché il nostro porto si possa presentare al mercato come un’opportunità». Sul tavolo ci sono dragaggi, canali di ingresso allo scalo, Bellana, Stazione marittima, Porta a Mare (a ottobre scade il Piano attuativo), con la cerniera portuale che inevitabilmente si inserisce negli strumenti urbanistici della città.
Ma in ballo c'è anche altro: la partita sempre aperta sulla foce armata dello Scolmatore e le ferrovie che ancora non arrivano come servirebbe a banchina (in questi due casi, almeno sulla carta, accordi e finanziamenti comunitari, regionali, di Port Authority ci sarebbero). Poi la storia infinita, per molti fantaportualità, della Darsena Europa. O ampliamento a mare del porto, che dir si voglia, di cui si (ri)legge nella valutazione ambientale strategica allegata alla variante appena discussa in commissione.
«Siccome qui il porto c'è già – rivendica Picchi davanti al consiglio comunale – non dobbiamo né inventarcelo né chiedere alternative alla nostra vocazione marittimo-portuale, ma far sì che sia messo nelle condizioni di competere. Non chiediamo di costruire banchine dal nulla, e non ci dobbiamo vergognare a chiedere finanziamenti: il nostro porto serve alla Toscana e all'Italia».
Frasi che non passano inosservate nei giorni in cui Piombino (che vorrebbe passare alla provincia di Grosseto e che sta vivendo una crisi drammatica) si prepara a ricevere dallo Stato un centinaio di milioni di euro per attrezzare una banchina, più che un bacino, e smantellare (forse, visti i tempi) la Concordia. Puntando al salto dalla sempre più in crisi vocazione industriale a quella portuale. O forse al rilancio dell’industria attraverso il porto (polo demolizioni? Riparazioni?). Tutto mentre Carrara e La Spezia si attrezzano sul fronte delle crociere. «Non voglio mettere in discussione i soldi per Piombino – chiarisce a margine del consiglio Picchi – chiedo solo di investire sui porti che ci sono già: noi non dobbiamo competere con Piombino, ma col mondo».
Il carico ce lo mette il sindaco Alessandro Cosimi quando rivolgendosi alle opposizioni dice che «mi sarei aspettato un attacco alla politica della Regione Toscana, non l’ho sentito, non voglio farlo io. Ma bisogna dire con onestà che quel molo, con quei finanziamenti, deve prendere la Concordia, perché se non prende la Concordia è un terminal in competizione con Livorno».
E mentre Cosimi (diventato relatore sui porti per il comitato delle Regioni) si sbraccia per dire che «la Darsena Europa non è un sogno» e «con un progetto modulare si può fare, garantendo competizione vera, semmai sfidateci sui tempi», Picchi parla di necessità di «far partire fin da ora le richieste di finanziamento necessarie alle opere propedeutiche a qualsiasi politica di attrazione di traffici nei confronti di grandi compagnie armatoriali e terminaliste». Ovvero «dragaggi dei fondali per il nuovo porto a mare» e «opere a mare di difesa di piazzali e banchine». Tutti punti, sottolinea, «già definiti nella proposta di Piano regolatore generale del porto».
Ok, ma in soldoni cosa chiede l'amministrazione livornese? «Per fare le opere foranee – dice Picchi riferendosi all'ampliamento a mare, lato nord, con diga e banchine – servono 100 milioni di euro: il porto ha bisogno di queste risorse che non possono che venire dalla fiscalità generale dello Stato. Non ho dubbi che avremo il sostegno dalla Regione: Livorno è l'ingresso della Toscana e del centro Italia». «Non siamo mai andati a elemosinare per qualche finanziamentino – chiude Picchi – ma ci siamo sempre presentati al governo con progetti e idee. Oggi mettiamo sul tavolo un progetto di area a sistema di interesse nazionale. Niente cappelli in mano, non ci dobbiamo vergognare a chiedere».
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