Lutto
Sicurezza sul lavoro, ancora rebus
Dal 1° giugno il documento di valutazione dei rischi sarà obbligatorio per tutte le piccole attività
LIVORNO. Niente più proroghe. Dopo alcuni rinvii, dal 1 giugno 2013 - tra meno di due settimane - il Dvr (Documento di Valutazione dei Rischi) diventerà obbligatorio per tutte le attività che hanno anche un solo dipendente. Pertanto sono obbligate a compilare il nuovo documento tutte le aziende, studi professionali, esercizi commerciali e agenzie che hanno anche solo uno stagista o apprendista oltre al titolare.
Una vera rivoluzione nel campo della sicurezza sul lavoro per le piccole attività considerate a “rischio minimo” e per quelle che hanno fino a dieci dipendenti per le quali prima bastava una semplice autocertificazione. Il Dvr previsto dal Decreto 81/2008 è uno dei principi cardine attorno al quale ruota il modello di prevenzione proposto dalla normativa “Testo Unico” in materia di sicurezza sul lavoro: era già previsto come obbligo dal Decreto Legislativo 626/1994, ma il Testo Unico l’ha notevolmente rafforzato rendendolo obbligatorio per tutte le attività, identificandolo come uno dei pochi obblighi non delegabili dal datore di lavoro, considerando molto gravi le violazioni legate alla mancata redazione dello stesso e allargando esplicitamente l’ambito della valutazione anche a “rischi particolari”, comprendendo quelli collegati allo stress da lavoro ed ampliando la casistica delle situazioni in cui è obbligatorio riconsiderare la valutazione.
Un cambiamento notevole anche perché, se è vero che per le aziende più piccole è possibile redigire un documento semplificato, compilare correttamente il Dvr non è affatto facile e molti titolari di attività sono così costretti a rivolgersi ad esperti in cerca di un aiuto o di una consulenza nel tentativo di non commettere errori. «Il modulo del Dvr – spiega Elisabetta Pratesi, coordinatrice dell’ufficio ambiente e sicurezza Cna – si può trovare su internet. La prima sezione del documento è una valutazione sistematica a risposta secca sui possibili rischi all’interno dell’attività. Sulla base dei rischi selezionati c’è poi da trarre valutazione vera e propria punto punto. ». E così, in un attimo, le quattordici pagine diventano quaranta. Il responsabile della compilazione è il datore di lavoro e le sanzioni previste in caso di mancata documentazione o di errore sono salatissime: si rischia anche il reato penale. «Questa è l’ennesima gabbia burocratica rivolta alle piccole attività – afferma Daniele Cecconi, coordinatore sindacale provinciale Cna – Che sia chiaro: la sicurezza sul lavoro è una questione importantissima e nessuno ha intenzione di sottovalutarla. Certo è però che bisogna restare sulla strada del buon senso. Ecco, mi sembra che si sia perso quella via da molto tempo». E così la pensano tutte le diverse associazioni di categoria che vedono nel nuovo obbligo l’ennesima morta burocratica che incatena gli artigiani e le piccole attività, già profondamente provate dalla crisi. «Il Dvr è un documento difficile da compilare – continua Cecconi – e molti datori di lavoro si troveranno costretti a chiedere un consulto a pagamento. Proprio in un momento in cui si avvicinano numerose tasse da pagare. La situazione è grave, gravissima e ho paura che alcuni datori di lavoro se si troveranno costretti a spendere soldi per il Dvr piuttosto che per il pagamento degli stipendi dei datori di lavoro, sceglieranno gli stipendi. Cosa aspetta la politica a intervenire?». «Negli ultimi anni – prosegue – la burocrazia è sempre più complicata e le tasse sono sempre più alte. Gli abusivi aumentano, ma i controlli si rivolgono sempre nella direzione di chi prova a restare a galla. È una follia. Il Dvr poteva essere fatto in maniera molto più semplice e invece come al solito è stata scelta una burocrazia folle. I politici si rendono conto che tutto questo ammazza l’economia? ».
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