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«Viviamo per la gente» La festa sobria della polizia

«Viviamo per la gente» La festa sobria della polizia

Il questore Cardona: momento sociale complicato, manifestare è un diritto E invita il ministro Kyenge a Livorno dopo le scritte offensive di Pistoia

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LIVORNO. «Il Paese sta attraversando un momento difficile, ci sono fibrillazioni sociali, manca il lavoro. Le gente in giro non è serena, basta un niente perché diventi aggressiva. Gli ultimi fatti di cronaca ne sono la prova: l’aggressione al brigadiere Giuseppe Giangrande che tante volte ha lavorato anche qui a Livorno, fino all’omicidio a picconate avvenuta a Milano. Ecco, in questo contesto storico la polizia è il front-office di quello che succede sul territorio dove dobbiamo essere sempre presenti. E per affrontare queste difficoltà e questi rischi quotidiani serve passione perché in certi casi dobbiamo anche sostituirci alle mancanze politiche».

Il questore di Livorno Marcello Cardona parla per una ventina di minuti dal palco allestito all’interno della Questura di viale Boccaccio dove la polizia ha festeggiato con una cerimonia «volutamente sobria» il suo anniversario numero 161 dedicata all’ex numero uno Antonio Manganelli recentemente scomparso. Una festa preceduta poco prima dalla deposizione di una corona nella sede di via Fiume davanti al monumento ai caduti.

«Dopo tanti anni avevamo bisogno di essere qui, tra di noi - attacca rivolgendosi ai suoi agenti che definisce “la spina dorsale di questo corpo” - Ecco perché la scelta di organizzare una cerimonia sobria, senza sfarzi. Perché noi viviamo per la nostra gente».

Poi punto per punto il questore ripercorre il suo primo anno al vertice della polizia labronica fatto di tensioni, prime fra tutti quelle concluse con l’assalto alla Prefettura e le polemiche con i sindacati, ma anche di soddisfazioni, come la soluzioni di alcuni casi importanti, a cominciare dall’aggressione all’imprenditore Simone Gonnelli fino all’arresto dei fidanzati che hanno ucciso l’anziana nonna per rubarle la collana e poi rivenderla.

«Saluto i sindacati - dice - con i quali, attraverso il confronto abbiamo raggiunto risultati positivi». Poi, una per volta, passa in rassegna le varie anime di cui è composta la polizia di Stato, partendo dal personale civile «agenti adottati senza i quali sarebbe impossibile lavorare».

Poi è la volta della Polmare, «una sezione di confine», della postale «l’ultima nata che sta indagando su nuovi e orribili reati legati ad internet che non voglio neanche pronunciare da quanto sono orrendi». E ancora la Polfer e «il fiore all’occhiello della stradale».

L’ordine e la sicurezza sono ovviamente il tema chiave dell’intervento. È in questo passaggio che Cardona sembra rispondere alle critiche sulla gestione dell’ordine pubblico. «Tutti - dice - hanno il diritto di manifestare, soprattutto i lavoratori», ma ovviamente la polizia deve garantire «le regole e la libertà di ognuno».

Mentre il questore parla tiene accanto a sé due ragazzini, uno è di colore. Si rivolge a lui quando parla di «integrazione». E racconta: «Sono stato colpito dalle scritte razziste che sono state fatte a Pistoia contro il ministro Cécile Kyange, le reputo inammissibili, per questo motivo inviterò al più presto il ministero a Livorno per farle vedere che la Toscana non è soltanto quella delle scritte offensive, ma anche quella fatta di integrazione e rispetto».

Nel giorno in cui il Livorno gioca a Sassualo per la promozione in serie A l’ultimo pensiero va al calcio. «Speriamo - dice - di poterci confrontare con le tifoserie del gradino superiore».

L’ultima stretta di mano prima che inizi a piovere è per gli agenti che si sono distinti nell’ultimo anno. È il momento dell’inno, dei saluti e delle foto.

Federico Lazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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