Il Tirreno

Livorno

Nicola volta subito pagina e pensa al match di Brescia

di Fabrizio Pucci

«Abbiamo speso tante energie psicofisiche ma bisogna guardare avanti Col Sassuolo partita alla pari: potevamo essere noi a vincere e fare festa»

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MODENA. Davide Nicola è un uomo vero. Non usa frasi a effetto, non è tronfio, non fa il fenomeno. È un allenatore predestinato che ha sfiorato un'impresa di portata storica. La porta principale che dava accesso diretto alla serie A si è chiusa proprio davanti al suo naso. Ora c'è un'altra possibilità. La strada è impervia ma c'è l'obbligo di provarci. E se c'è una giustizia stavolta festeggerà anche lui, l'allenatore a cui la curva non smette più di dedicare un coro denso d'affetto e riconoscenza. Davide Nicola come Paolo Stringara a Perugia il 14 giugno 1998 e come Osvaldo Jaconi a Como il 17 giugno 2001. Anche in quei giorni maledetti i nostri avevano un solo risultato a disposizione. Anche in quei giorni infausti mettemmo alle corde gli avversari e poi subimmo il gol beffa all'ultimo minuto di recupero. Davide Nicola, diversamente dai suoi predecessori, può giocarsi altre chances ai playoff. E da lì riparte: «Siamo dispiaciuti. Molto. Ma non demoralizzati. Ora dobbiamo svuotare in fretta i nostri serbatoi per poi riempirli con calma in vista della partita di Brescia. La preparazione di questa sfida con il Sassuolo è stata intensa. Ci è costata molto in termini di energie psicofisiche. Ora dobbiamo azzerare tutto e ricominciare».

Eh sì. Si partecipa alla lotteria. Un piccolo torneo che non ha memoria degli 80 punti conquistati sul campo: «Ci troviamo a giocare con squadre che non hanno fatto il nostro cammino e che pensano di farci uno scherzetto. Il regolamento dei dieci punti di distacco tra terza e quarta? Non ne parlo. È inutile». L'allenatore piemontese rivolge un pensiero anche agli avversari: «Con dignità e consapevolezza facciamo i complimenti al Sassuolo. Spero che loro con altrettanta dignità ammettano che la promozione oggi poteva toccare a noi».

Il tecnico ragazzino al “Braglia” se l’è giocata proprio come aveva preparato: «Nel primo tempo la squadra mi era piaciuta. L'occupazione degli spazi era stata perfetta. Ma non ci poteva bastare. E nell'intervallo ho detto ai giocatori di rischiare. Di non temere un loro gol. Per vincere dovevamo prendere in considerazione l'ipotesi di perdere. Avevamo un solo risultato e allora ho chiesto di macinare gioco fregandocene del resto. Potevamo anche prendere quattro gol, ma dovevamo cercare di segnare noi. E ci siamo andati pure vicini. Certo. Mi sarebbe piaciuto giocare tutta la partita come il primo tempo, ma so che sarebbe stato difficile mantenere quel ritmo per 90 minuti». Nicola parla e trangugia amaro. Durante la partita quelli del Sassuolo, terrorizzati, hanno fatto ricorso a mezzucci meschini: raccattapalle spariti, due palloni in campo. E lui, l'allenatore più amato dai livornesi, è tornato pure terzino andando di corsa a prendere i palloni che erano finiti lontani dal campo.

Non alza mai il tono della voce, Nicola, mentre sulle tv in sala stampa, scorrono le immagini della festa neroverde. Lui non guarda. Fa male al cuore. Il Sassuolo è arrivato senza energie. I nostri con il serbatoio pieno. Non è bastato: «Sono orgoglioso dei miei ragazzi e sono dell'idea che loro sono i migliori. Sapete perché mi piaceva vincere qui? Non per questioni economiche, non per la gloria del successo. Volevo vedere gli occhi dei miei ragazzi brillare di gioia. Ora spero che completino l'opera proprio per questo».

Qualche ora e poi è già tempo di playoff. Mister Davide si affretta ad indicare la strada: «Cercheremo di giocare come abbiamo sempre fatto fino ad ora. Dovremo difenderci dagli assalti del Brescia a attaccare. Il contraccolpo c'è, ma dobbiamo ripartire prima possibile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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