Il Tirreno

Livorno

Al Caprilli piove amarezza

di Jimmy Morrone
Al Caprilli piove amarezza

In duemila davanti al maxischermo: «Bisogna continuare a incoraggiare i ragazzi»

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di Jimmy Morrone

LIVORNO

«E ora non dobbiamo lasciarli soli. Ci sono ancora i playoff, la serie A è sempre alla nostra portata... Forza, bisogna incoraggiarli questi ragazzi», grida un ragazzone nelle orecchie di una giovane dai capelli rossi appiccicati sulla fronte, e le lacrime a rigare le guance. «No, è finita, sono troppo delusa...», ribatte lei a voce bassa. Finisce così, la giornata grigia che più grigia non si può, del maxischermo di Sassuolo-Livorno.

Riavvolgiamo il nastro. La pioggia, fitta e lieve, inizia a scendere alle 16.30 in punto, proprio al fischio d’avvio dell’arbitro Ostinelli. «Boia, c'è stato il sole fino a du’ minuti fa», si lamenta un signore sui cinquanta. La gradinata del Caprilli è stivata, così come le tribunette in alto e il largo passaggio di fronte al finish dell’ippodromo.

Millecinquecento persone, forse qualcosina di più, in trepidazione con gli occhi fissi sul maxischermo (o minischermo, date le dimensioni non proprio bibliche), posizionato sulla pista. Mezza Nord occupa la parte centrale del settore, o meglio quei (molti) ragazzi della curva che per mille motivi (tessera del tifoso su tutti) non sono potuti andare al Braglia. Si sono impossessati di quello spicchio di tribunetta e incitano la squadra come fossero davvero a Modena. Bandiere, sciarpe, cori, tutto come se fossimo allo stadio. Parte la gara e spuntano anche i fumogeni, per il disappunto di chi non è abituato al clima della curva. I tamburi sono rimasti al Picchi, e allora ci si ingegna come viene: per battere il ritmo, vanno benissimo anche i bidoni della spazzatura. Il cielo è sempre scuro e non promette niente di buono. Ma di ombrelli ne vengono aperti pochi. La partita è nervosa, scorbutica, le occasioni latitano. Prova a mimetizzarsi nella folla il conduttore radiofonico e televisivo Ciccio Valenti, grande tifoso amaranto, ma per lui non è semplice. Lo riconosciamo mentre soffre. «Non lo dire in giro, ma io stamani ero a Genova e dovevo andare a Roma per lavoro. E invece mi sono alzato, ho riflettuto e in due secondi ho strappato il biglietto per la Capitale e sono rientrato in città. Potevo andare a Modena ma ho preferito viverla qui, nella folla, insieme ai miei concittadini». Il Livorno fatica nel primo tempo, rischia di capitolare quando Boakye sfiora il palo da due passi, azione che lascia ammutoliti i millecinque dell’ippodromo. Gli uomini di Nicola non arrivano a concludere e l’entusiasmo dei primi minuti si tramuta in timore. Timore di non farcela a superare il muro del Sassuolo e segnare il fatidico gol verso la serie A. Ragazzini, ma anche famiglie, e tifosi abituali di gradinata, quelli meno appariscenti: ecco il pubblico del Caprilli. Spunta un labrador inguainato in una maglia di Igor Protti. Escono fuori gli striscioni contro la tessera del tifoso e lo strano metodo dell’1+1 nei giorni dell’acquisto dei biglietti. Intanto Ostinelli manda le squadre negli spogliatoi e le persone si rifugiano al riparo.

Chiediamo alcuni pareri e il consueto mix fiducia-sfiducia la fa da padrona. «È stata una partita dura, molto fallosa - racconta Fabiano, titolare di un noto ristorante in città - però ho buone sensazioni. Come festeggerei in caso di A? Abbuffandomi nel mio locale». Alcuni approffitano della pausa per lasciare il Caprilli e tornare a vedere la partita sul divano di casa. Ma la maggior parte dei tifosi ha il cuore duro e le spalle larghe, e appena Livorno e Sassuolo tornano sul terreno di gioco, ragazzi incappucciati e protetti da kway tornano a posare gli occhi sul maxischermo. Scoppiano due, tre petardi e allora l’atmosfera da stadio è completa. Defilato da una parte, notiamo l’assessore alle risorse economiche Valter Nebbiai, e dal gesticolare sono evidenti le imprecazioni. L’espulsione di Antei rianima il popolo amaranto, che inneggia e scandisce i tradizionali cori di sostegno. Dionisi e Belingheri sfiorano la rete, ma i minuti passano e il risultato rimane inchiodato sullo 0-0.

«Non ci credo più, mi sembra di rivivere la finale di Pergia contro la Cremonese», dice fra i denti un sostenitore dai capelli bianchi, senza farsi troppo sentire dai vicini. La pioggia scende ancora e il 90° si avvicina: Sassuolo e Livorno rimangono sullo 0-0. Fiorillo e Berardi vengono espulsi, si gioca in dieci contro nove. «Dai che ora ce la facciamo...» , si sente gridare da più parti. E le occasioni per gli amaranto fioccano, ma non si traducono in gol. È il recupero, le grida di incitamento, riaffiorano vecchi fantasmi del passato, di sconfitte patite da quelle realtà (Fermana, Castel di Sangro) che come Sassuolo hanno alle spalle una manciata di appassionati o poco più. La sofferenza fa male al cuore, la rabbia piomba sul Caprilli. E quando Missiroli a tempo scaduto infila Mazzoni, il popolo dell’ippodromo crolla e abbandona l’impianto di corsa. Il fuggi fuggi è immediato, qualcuno vede le telecamere di Sky e corre per gridare “Forza Livorno, meritiamo anche noi la serie A”. La delusione è tanta, ma la speranza è viva. «Ci prenderemo lo stesso la promozione».

Sono le 18.31 e la pioggia è calata d'intensità, quasi non dà più fastidio. Ci sono ancora i playoff per andare in A.

Non può piovere per sempre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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