Sicurezza
«Ma quei dati sono errati»
I vertici Asl replicano: infortunati diminuiti e trend positivo
LIVORNO. «I dati del Mes non sono né consolidati né definitivi. Su alcuni indicatori abbiamo già fatto correzioni e comunque, in generale, ancor prima di evidenziare le criticità, bisognerebbe tenere di conto da dove siamo partiti». Il direttore generale della Asl 6, Monica Calamai, guiderà l’ospedale ancora per due settimane, prima di raggiungere Firenze. Ma non ci sta a dare un’immagine «del nostro ospedale che non corrisponde alla realtà».
A sviscerare punto per punto i 40 parametri presi in considerazione dal laboratorio del Sant’Anna ci pensa il responsabile del controllo gestione della Asl 6, Roberto Franceschi. Che contesta subito un dato: «I numeri sugli infortuni aziendali sono sballati. C’è stato un errore nel conteggio: gli infortuni nel 2012 non sono stati 669 ma 456, quindi il tasso del 9,73 ogni 100mila ore lavorative, che ci ha fatto balzare in cima alla “classifica” negativa delle Asl, deve essere rivisto. In realtà – sottolinea – rispetto al 2011, quando gli infortuni sono stati 461, la situazione è migliorata».
Non risultano errori, invece, alla voce “ore di assenza dal lavoro”: sono oltre 500mila, con Livorno dietro solo a Lucca. «Il numero è alto – ammette il responsabile – ma non sballato. Questa effettivamente è una criticità, come ce ne sono altre. Ad esempio il giudizio sul prontosoccorso». Franceschi non nasconde quelli che evidentemente sono elementi di debolezza, ma ci tiene a mettere qualche puntino sulle i. «Per il pronto soccorso – va nel dettaglio – uno degli indicatori è il numero di abbandoni: in questo siamo fortemente miglioranti dal 2009, ma le altre aziende partivano oggettivamente da una condizione migliore». «In più – riprende – quando sono state fatte le indagini telefoniche era in corso la ristrutturazione dell’ospedale, che sicuramente ha inciso nella percezione della qualità del servizio, anche per quanto riguarda i ricoveri». Quella della “soddisfazione dei pazienti nel ricovero ospedaliero” è un’altra nota dolente. «Ma anche in questo caso siamo in fascia critica perché le altre aziende partivano più avvantaggiate – ripete Franceschi – stiamo migliorando e per questo punto in particolare abbiamo raggiunto gli obiettivi fissati dalla Regione».
Nel bersaglio delle cose che non vanno il Mes ha messo in evidenza i cattivi giudizi dei livornesi sui distretti. In pratica quella che in realtà dovrebbe essere la rete funzionante della sanità del futuro. «In effetti – ammettono dalla Asl – questo è un punto da potenziare. Dal 2009 a oggi abbiamo lavorato soprattutto sull’appropriatezza chirurgica e medica, che oggi anche dalle rilevazioni del Mes risultano punti di eccellenza. Un esempio: fino al 2009 per un’operazione al femore si potevano aspettare, ricoverati, anche tre o quattro giorni; ora abbiamo riportato l’intervento nelle 48 ore, con benefici in termini di dolore del paziente e di economicità per l’azienda».
«Quelli del Mes – chiude il responsabile Asl – sono dati parziali che ancora non dovevano essere divulgati. Hanno danneggiato l’immagine della nostra azienda, senza contare che fare classifiche di questo tipo non aiuta a capire il funzionamento dei nostri ospedali: come si fa a confrontare la Asl 6 che ha un bilancio di 600milioni e quattro ospedali da gestire con una come quella di Empoli che ha una sola struttura e un bilancio di un sesto? A contare, comunque, non è il posizionamento, ma il trend registrato negli anni».
Juna Goti
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