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Livorno

Nemmeno un livornese nel governo targato Toscana

Nemmeno un livornese nel governo targato Toscana

Premier, ministri, viceministri, presidenti di commissione: a Roma, di posti chiave occupati da nomi e cognomi toscani, ce ne sono almeno una quindicina. Solo Livorno è rimasta a bocca asciutta: manca una classe dirigente adeguata?

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È un dato di fatto: nel governo dalla forte impronta toscana che guida il Paese non c'è nemmeno un polpastrello livornese. Premier, ministri, viceministri, presidenti di commissione: a Roma, di posti chiave occupati da nomi e cognomi toscani, ce ne sono almeno una quindicina. Tecnici e politici di Massa, Pisa, Firenze, Grosseto, Lucca, i monti della Garfagnana. Si va dalla costa all'entroterra. Saltando a piè pari Livorno. La battuta sul premier pisano che burla i livornesi verrebbe quasi da sé. Ma qui il campanilismo c'entra davvero poco: è sulla rappresentanza nelle istituzioni di una città, sul suo peso politico e sulla capacità di incidere della sua classe dirigente che sono costretti a interrogarsi i livornesi. E non solo nel quartier generale Pd di via Donnini, che certo non ha mostrato simpatia per il governo delle larghissime intese.

"Vogliamo essere rappresentati nella direzione nazionale del partito", aveva detto una settimana fa al Tirreno il segretario comunale del Pd, Yari De Filicaia. Ieri lo ha ripetuto il leader della Federazione, Samuele Lippi, di ritorno dall'assemblea nazionale che ha passato il timone da Bersani a Epifani. Ma intanto la Livorno che dovrebbe essere il porto-porta della Toscana e che elezione dopo elezione regala quintali di voti al centrosinistra, fa i conti con questa fotografia del potere.

La torre pisana. Sembra lontano anni luce il settennato di Carlo Azeglio Ciampi (che comunque al Quirinale non c'era arrivato passando dalla sede Ds di via Fagiuoli o da qualsiasi altro partito livornese). Premier del governo che nasce dopo le elezioni tripolari è il pisano Enrico Letta, ex margheritino e numero due del Pd. Nella sua squadra ha voluto due toscani: Maria Chiara Carrozza, piddina, ministro dell'Istruzione e dell'università, anche lei pisana (è l'ex rettore della scuola Sant'Anna, uno dei fiori all'occhiello della città della torre) e Carlo Trigilia, ministro per la Coesione territoriale, sociologo e docente dell'Università di Firenze.

Sottosegretari dal Granducato. Il Consiglio dei ministri ha nominato quaranta sottosegretari, dieci con funzione di viceministro. Nell'elenco ci sono cinque toscani, ma chi pensava di fare la valigia da Livorno ha dovuto rimettere in fretta il bagaglio nell'armadio. È fiorentino il docente universitario Lapo Pistelli (ex Dc, Ulivo, Margherita) nominato viceministro agli Affari Esteri sotto l'occhio di Emma Bonino. Erasmo D'Angelis (già presidente di Publiacqua Toscana, giornalista ambientalista, nota penna del Manifesto, di adozione fiorentina) è invece sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. Poi il giudice del tribunale di Massa Carrara, Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia, e Domenico Manzione (a lungo sostituto procuratore di Lucca) all'Interno. Sottosegretario all'Istruzione è Gabriele Toccafondi, il quarantenne cattolico - come sottolinea sul suo profilo Twitter - già alla guida del Pdl fiorentino.

Niente commissioni. Scendiamo di un gradino istituzionale e alla guida delle commissioni di Palazzo Madama e di Montecitorio ecco ancora volti toscani: Luca Sani (Pd, grossetano) presiede la commissione Agricoltura della Camera, Andrea Marcucci (Pd, della Garfagnana) è stato eletto al vertice di quella sull'Istruzione pubblica del Senato, Ermete Realacci (Pd, Pisa) guida la commissione Ambiente di Montecitorio. Il posto su cui forse puntava di più il Pd di via Donnini (se non altro perché ha a che fare col porto) è andato all'ex ministro cecinese del Pdl, Altero Matteoli, eletto presidente della commissione Lavori pubblici. Il senatore livornese Marco Filippi si è dovuto accontentare della guida dei parlamentari Pd nella stessa commissione. E ancora la piombinese Silvia Velo, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera per la componente dei Giovani Turchi (area bersaniana di cui fanno parte Fassina e Orfino) e l'ex segretario regionale Andrea Manciulli (piombinese) vicepresidente della commissione Esteri.

Matteoli, Grassi e... il porto. Tutto mentre il fiorentino renziano Mauro Grassi (ex assessore del Comune di Livorno invitato dal sindaco a dimettersi quando ha provato a correre per il Parlamento) è diventato capo di gabinetto del sottosegretario D'Angelis. Quindi dal municipio per parlare del porto dovrebbero fare il numero di Matteoli o Grassi?

In Toscana. Se restiamo dentro i confini del Granducato, gli incarichi politici e istituzionali di rilievo sono sostanzialmente tre: Gianfranco Simoncini assessore regionale al Lavoro, Marco Ruggeri capogruppo Pd in consiglio regionale e il sindaco Alessandro Cosimi alla guida dell'Anci Toscana. Tutto qui...

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di Redazione web