Gioco
Idea: l’Authority in mano a grandi fondi privati
LIVORNO. Il titolo ha un guizzo d’ironia: “La hora del (buen) retiro?”. Quel che si ritira è lo Stato, in ballo è il destino degli enti di governo dei porti e la lingua spagnola c’entra perché l’idea...
LIVORNO. Il titolo ha un guizzo d’ironia: “La hora del (buen) retiro?”. Quel che si ritira è lo Stato, in ballo è il destino degli enti di governo dei porti e la lingua spagnola c’entra perché l’idea la lancia José Llorca, l’uomo che guida “Puertos del Estado”, qualcosa che sta a metà fra un ministero dei porti e una super-Authority che controlla tutte quelle dei singoli porti iberici.
Llorca, che può essere considerato il regista delle politiche spagnole sul fronte dei porti, non ci gira tanto intorno: largo ai privati sulle banchine. Non più solo come terminalisti ma direttamente a Palazzo Rosciano. Con una puntualizzazione: non è un modello tutto privato come in Inghilterra, semmai lo schema da copiare – afferma – è quello di Brisbane in Australia, «dove quattro soggetti privati hanno avuto dal governo del Queensland una concessione di 99 anni» per gestire il porto. Insomma, fabasta con l’Authority come emanazione dell’amministrazione statale: nella tesi di Llorca, meglio mantenere in mano pubblica semplicemente il demanio e affidare l’Authority a grandi fondi privati che ne ottengano la concessione.
È una discussione che ovviamente ha a che fare con il ridisegno del perimetro di cosa resterà nelle mani dello Stato e cosa no con la cura lacrime e sangue del governo di centrodestra di Rajoy per far fronte alla crisi che, al tempo della “dittatura dello spread”, colpisce tanto in Spagna come qui da noi: cosa c’entra Livorno in tutta questa storia? C’entra parecchio, perché lo scoop è targato Livorno: porta la firma di Marco Casale, che a Palazzo Rosciano segue i rapporti con la stampa, e l’ha pubblicato “Port News”, la newsletter bimestrale dell’Autorità portuale livornese guidata da Giuliano Gallanti, un tipo che prima di arrivare sugli scali Rosciano era stato non solo al timone di Genova ma anche dell’associazione dei porti europei.
Difficile interpretarlo solo come un colpo giornalistico: potrebbe essere il segnale di quel che si muove nelle stanze dei bottoni della nomenklatura portuale. Basti dire che pochi giorni fa un altro grosso calibro genovese come Luigi Merlo, presidentissimo sia dell’istituzione portuale genovese sia dell’organizzazione che raggruppa le Autorità portuali italiane, aveva pubblicamente sottolineato che la Spagna è un modello da seguire. Delle due l’una: o guardava solo al passato (e dunque al forte interventismo statale a guida centralistica) o stava fissando lo sguardo nel futuro (e allora le parole di Llorca sono una traccia che non vale solo al di là dei Pirenei).
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