Il Tirreno

Livorno

In guerra contro i videopoker Due circoli: qui non le vogliamo

di Maria Giorgia Corolini
In guerra contro i videopoker Due circoli: qui non le vogliamo

All’Arci La Rosa e a Castelnuovo Misericordia tengono alla larga le macchinette mangiasoldi Solimano: «La crisi colpisce tutti, servono soluzioni alternative per far quadrare i conti»

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LIVORNO. «Qui al massimo ci si può divertire con un biliardino, un calcio balilla e un flipper». Le slot, al circolo Arci di Castelnuovo Misericordia non le hanno mai avute. E anche il circolo Arci La Rosa, uno dei più importanti della nostra città, ha rinunciato a queste macchinette già dal 1998: oltre al bar e alla saletta per giocare a carte si può imparare a ballare, a pattinare e persino studiare musica, corsi frequentatissimi e gli allievi sono quasi tutti bambini.

«In un ambiente come questo le slot porterebbero più problemi che altro», dichiarano all'unisono Anna Arbuatti e Mirella Bartelloni, che del circolo fra l’Aurelia e la Coop sono segretaria l’una e consigliera l’altra: «Sì, magari ci sarebbe un guadagno, ma – tengono a sottolineare – vogliamo evitare brutte situazioni: temiamo che la presenza di queste macchinette possa portare brutti giri».

Ma il contagio delle macchinette acchiappa-soldi riguarda ogni angolo del Bel Paese, compresi i circoli dell'associazione di promozione sociale più importante d'Italia: anche perché, ai tempi della crisi, gran parte dei baristi e dei gestori di circolo dicono di aver assoluto bisogno delle slot per rimettere in carreggiata il conto economico.

«Per qualcuno che ci mette uno spicciolo ogni tanto saranno anche innocue ma possono diventare pericolosissime per la vita e l'autonomia delle persone». È quel che pensa Marco Solimano, presidente dell’Arci Livorno: usa queste parole per raccontare il fenomeno delle slot. «L'Arci – avverte – discute da tempo sull'opportunità di averle all'interno dei propri circoli: cosa che rappresenta indubbiamente una grande contraddizione per un'associazione che per valori e storia rifiuta da sempre tutto ciò che ostacola la libertà degli individui».

Solimano promette un «impegno totale» a misurarci con questo problema. E aggiunge: «Speriamo di arrivare il prima possibile a una soluzione, cercando alternative che possano arginare la grande difficoltà economica che ha travolto anche i nostri circoli».

All’Arci La Rosa l'unica macchinetta che funziona con gli spiccioli è quella dei chewing gum ed ha già il destino segnato: «Stiamo cercando di farla portare via. Per colpa sua abbiamo subito due furti e ci hanno spaccato la porta d'ingresso». D'accordo con la direzione del circolo anche i gestori del bar: «Un posto frequentato dai bambini non è un posto adatto per il gioco d'azzardo», dice convinta Maria Sireci.

È un altolà che piace anche ai genitori, ovviamente ben contenti di portare i figli in un ambiente sano e sicuro. Ad ascoltarli mentre attendono i ragazzi si sente un’unica voce: «Vadano da altre parti, se vogliono. Qui, non entreranno mai».

«Certo, è molto faticoso – dice Claudio Ceccanti, presidente del circolo Arci di Castlnuovo Misericordia – rinunciare ad un guadagno facile è molto faticoso, dobbiamo inventarci feste e iniziative di ogni genere ma non c'è una strada più semplice: facciamo parte di un circuito anti-mafia, il Circolo della Legalità, e ci battiamo da sempre per essa. Le slot si collocano proprio sul limite tra quel che è legale e quel che invece può innescare comportamenti sbagliati che legali non sono».

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