Il Tirreno

Livorno

ALL’INTERPORTO IL BAR ANTI-SLOT

«C’è chi si rovina la vita, non saremo complici»

«C’è chi si rovina la vita, non saremo complici»

LIVORNO. «Penso che di modi per rovinarsi la vita ce ne siamo già abbastanza e io non voglio essere complice né responsabile della rovina di nessuno». Si esprime con schiettezza Erika Luciani, che...

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LIVORNO. «Penso che di modi per rovinarsi la vita ce ne siamo già abbastanza e io non voglio essere complice né responsabile della rovina di nessuno». Si esprime con schiettezza Erika Luciani, che insieme al compagno Giuseppe Tedesco gestisce da più di un anno il Ristoro Vespucci, bar dell'Interporto Toscano di Guasticce. Il riferimento è alle slot machine che sempre di più invadono bar e locali: «Dovrebbero essere vietate, non sono altro che una trappola legalizzata», accusa Erika.

È così convinta della loro pericolosità da aver iscritto – l'unica nella città di Livorno – il proprio bar al sito “Senza slot”, una sorta di manifesto-web che via internet raccoglie i locali di tutto il territorio nazionale che si ribellano a questa vera e propria invasione.

«Quando lo prendemmo in gestione – continua Erika – le slot c'erano: presi i contatti con i responsabili ma ho sempre rimandato gli appuntamenti per riflettere su cosa fosse giusto fare. Alla fine mi sono convinta a toglierle, forte della consapevolezza di saper fare bene il mio lavoro e di essere in grado di curare i miei clienti portandoli qui senza bisogno di attrarli col videopoker».

Già, perchè una delle motivazioni che ci siamo abituati a sentire sulla presenza delle “macchinette” è che senza di esse i bar farebbero fatica a restare aperti: «In realtà non c'è un grandissimo guadagno», spiega Giuseppe, che qui tutti chiamano Pino. «Certo, se uno comincia a metterne diverse... – sottolinea – ma se sono poche, fra tasse, affitto e percentuali non è che resti in tasca un granchè. Piuttosto credo si tratti della capacità attrattiva che hanno; uno viene e mentre passa il tempo a giocare prende un caffè o qualcosa da bere».

E pensare che qui all'Interporto sarebbero gli stessi clienti a volerle: è Erika a rivelarlo. «Ce le chiedono spesso, specialmente i trasportatori, ma non demordo: so che la loro presenza creerebbe solo problemi, sopratutto se legata all'uso di alcool. Quando avevamo un ristorante in centro – continua – al bar accanto a noi finiva spesso a scazzottate, proprio per colpa delle slot. E poi questo è un posto isolato, gli eventuali problemi di sicurezza sarebbero dietro l'angolo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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