Gioco
«Parlo perché non voglio essere complice di queste morti»
LIVORNO. «Per me questa non è una vittoria, perché continuo ad essere una madre che ha perso un figlio», afferma Mina Francisco, la mamma di Luca, dopo l’emissione della sentenza. «Continuo a...
LIVORNO. «Per me questa non è una vittoria, perché continuo ad essere una madre che ha perso un figlio», afferma Mina Francisco, la mamma di Luca, dopo l’emissione della sentenza.
«Continuo a lottare e a parlare perché penso che se altre mamme avessero fatto lo stesso prima di me adesso mio figlio sarebbe ancora vivo». Quel dolore, quel vuoto non danno pace a Mina. «Sono stanca, affranta, se continuo ad andare avanti è per fare sì che certe cose non accadano più e per mia figlia, Barbara». Quel giorno maledetto di febbraio Mina non riesce a dimenticarlo. «Era stata una giornataccia - ricorda la donna - Luca è arrivato a casa verso le otto e mi ha chiesto di preparargli qualcosa da mangiare perché alle dieci sarebbe andato a giocare a calcetto con degli amici. Poi si è messo a letto a riposarsi e in cuor mio speravo che non si svegliasse. Invece a cinque alle dieci l’ho visto uscire con la borsa. Gli ho detto: “Non ti strapazzare”. Lui mi ha risposto mogio, senza una delle sue battute. Mi sono messa in corridoio e dalle finestre l’ho visto per l’ultima volta. A venti a mezzanotte - va avanti - è suonato il telefono. Era il pronto soccorso. Appena ho sentito quella voce ho capito che Luca non c’era più». Luca, il suo ragazzo, «che non voglio lasciare solo nemmeno nelle fotografie sul giornale – dice commossa – Era grande grosso, ma gli amici lo chiamavano “Briciolo” perchè era buono come un pezzo di pane». «Il giorno in cui è morto Morisini per me è stato come vedere Luca morire un’altra volta, non posso darmi pace perché la patologia di mio figlio è un male curabile, curabilissimo. Ecco perchè parlo, perchè non mi sono fermata davanti a niente. Tutti devono sapere la verità. Io non voglio essere complice di questi stermini». (l.m.)
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