Gioco
Morì al calcetto condannato a 1 anno uno dei due medici
Luca Stefanini aveva la stessa patologia di Morosini ma durante le visite nessuno se ne era accorto
LIVORNO. Un anno di reclusione con la condizionale e il pagamento alle parti civili - come previsionale - di 270mila euro. Questa la condanna emessa dal giudice Marina Cirese nei confronti del cardiologo Luca Paperini. Assolto con formula piena, invece, il medico sportivo Stefano Spagnuolo. I due dottori erano finiti a processo con l’accusa di omicidio colposo in seguito alla morte di Luca Stefanini, giovane di 20 anni, deceduto dopo una partita di calcetto a causa di una patologia cardiaca.
Il male che ha ucciso Luca ha un nome spigoloso che a ripeterlo ad alta voce suona antipatico e sinistro: cardiopatia aritmogenea del ventricolo destro, la stessa di Morosini. «Servono controlli più attenti», aveva affermato la madre Mina Francisco, parte civile nel procedimento, che dalla morte del figlio combatte la guerra della prevenzione e porta avanti la teoria che «Luca, Piermario e tutti i loro “fratelli” potevano e dovevano essere salvati, bastava una risonanza per accorgersi che il loro cuore faceva i capricci».È su questa tesi che si è basato l’impianto accusatorio del processo iniziato nel novembre del 2011: Luca Paperini, ora all’Asl di Pisa e il medico dello sport Stefano Spagnuolo avevano visitato Luca prima del malore fatale senza accorgersi di quella malformazione al cuore del giovane sportivo. Il pm Giuseppe Rizzo, aveva chiesto l’assoluzione per entrambi gli imputati, ma così non è stato e la decisione del giudice ha lasciato molti senza parole. L’avvocato Paolo Bassano, che ha rappresentato il dottor Paperini e l’Asl, 6 preferisce non commentare la sentenza prima che escano le motivazioni.
Luca era un ragazzo sportivo. Nuotatore agonistico, che ha più volte partecipato ai campionati nazionali. Nel 2003 lasciò il nuoto dedicandosi al calcio amatoriale. Un episodio di dispnea, ripetutosi due volte durante gli allenamenti, nel 2004, spinse la famiglia a consultare vari medici specialisti di Livorno e Pisa. «Nessuno adombrò la possibilità che Luca soffrisse della patologia che poi lo ha portato alla morte - ha raccontato la madre durante il processo in una toccante testimonianza - Tutti ci tranquillizzarono. Tutti tranne un noto cardiologo livornese che diagnosticò erroneamente una sindrome cardiaca che, a suo giudizio, avrebbe potuto essere molto pericolosa. Tuttavia, sia i medici dell’Utic di Livorno, sia quelli del Cnr di Pisa, smentirono la diagnosi». La sera del 21 agosto 2004, Luca ebbe ancora un malore. «Portato all’Utic - continua il racconto della madre - gli fu detto e ci fu detto che non si trattava di problemi cardiocircolatori. Il 24 gennaio sottoposto alla visita annuale del medico sportivo, Luca fu dichiarato idoneo. Il 16 febbraio si recò ancora al Cnr di Pisa: nuovo esame, nessuna terapia, ma solo il consiglio di ripetere l’esame l’anno seguente».
Troppo tardi, perché il primo febbraio quell’assassino silenzioso prese alle spalle Luca Stefanini.
Da quel giorno sua madre non ha smesso di lottare per sensibilizzare e informare l’opinione pubblica. A distanza di un anno e mezzo dalla morte di Luca ha donato un defibrillatore con il suo nome alla piscina della Bastia. Su internet, blog e forum il nome di suo figlio risuona come monito, oggi accanto a quel di Pierpaolo Morisini.
Il nome del killer adesso lo conoscono tutti. «Come adesso abbiamo la conferma che è un killer che può essere sconfitto, bastano dei controlli efficaci», afferma la mamma di Luca.
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