Lutto
Scarichi, raffica di multe sulle colline e sul Romito
Il Comune controlla gli impianti (e le autorizzazioni) di chi non può allacciarsi alla rete pubblica: già 80 verbali. Si rischiano sanzioni da 600 a oltre 10mila euro
LIVORNO. Impianti di depurazione, vasche imhoff, vasche a tenuta: chi non è allacciato alle fogne pubbliche faccia attenzione, perché se questi impianti non sono in regola - o magari funzionano come si deve ma non hanno il via libera del Comune - rischia una multa salata. Si va dai 600 agli oltre 10mila euro, a seconda del tipo di scarico, del rispetto totale delle autorizzazioni e dello sversamento o meno nell’ambiente.
I vigili urbani, in tandem con l’ufficio Ambiente del Comune, stanno facendo controlli a tappeto sugli scarichi delle acque reflue domestiche e delle acque assimilate (ad esempio degli uffici) di tutta la città. La lente di ingrandimento è puntata soprattutto sulle colline e sul Romito, dove non arriva la rete pubblica.
Sulla scrivania del dirigente dell’ufficio ambiente di Palazzo Civico, Leonardo Gonnelli, ci sono già un’ottantina di verbali. Con qualche curiosità: tra i multati spuntano anche un castello e alcuni locali noti. Ma di che tipo di violazioni si parla? E cosa si deve fare per evitare il salasso?
In generale le leggi nazionali e regionali dicono che è obbligatorio allacciarsi alla fognatura pubblica: nel comune di Livorno l'allaccio si fa attraverso il gestore del servizio idrico, ovvero l’Asa. Ma se la rete pubblica non esiste o è troppo distante dall'edificio interessato, le acque reflue devono essere smaltite con sistemi di trattamento alternativi. Sistemi che - attenzione - devono essere preventivamente autorizzati dal Comune. Un esempio sono gli impianti di depurazione, le vasche Imhoff (ce ne sono molte al Limoncino), la fitodepurazione con le piante (più usata nell’area di Collesalvetti), le vasche a tenuta (pochissime, per la verità).
Dal 1986 a oggi il Comune ha rilasciato 720 autorizzazioni allo scarico alternativo in ambiente: circa 500 sulle colline, 150 nelle zone di pianura più lontane dai centri abitati (Padula, via dell’Uliveta, via Remota, via delle More), 70 tra Castellaccio, Montenero e zona costiera. In particolare per il tratto compreso tra il Castel Boccale e il Rogiolo sono stati timbrati una decina di permessi.
I controlli, intensificati nelle ultime settimane, sono scattati dopo che lo scorso giugno il Comune ha approvato un regolamento ad hoc, definendo nel dettaglio sia i criteri che le sanzioni. Le verifiche degli ispettori vanno in tre direzioni: scarichi totalmente abusivi (la sanzione supera i 10mila euro); impianti autorizzati in aree dove nel frattempo è arrivata la rete pubblica (l’allaccio diventa quindi obbligatorio); presenza di scarichi che hanno un trattamento appropriato, ma non sono autorizzati dal Comune oppure non rispettano più le normative vigenti. In altre parole è possibile che un edificio abbia pozzi neri, vasche o depuratori salva-ambiente, ma non l’ok del Comune: la sanzione prevista è la più bassa del tabellare, ma si parla sempre di 600 euro...
È questo il caso del Castel Sonnino, che ha ricevuto la visita della municipale qualche giorno fa: la struttura era già dotata di vasche a tenuta per evitare dispersioni nell’ambiente, ma è partita comunque la contestazione amministrativa e la situazione si è risolta dopo il pagamento di un verbale rivisto dopo confronti legali.
«L'autorizzazione allo scarico alternativo alla fognatura pubblica di reflui domestici e assimilati – ci tiene a precisare Leonardo Gonnelli – al di là dell'obbligo normativo previsto, è importante perché consente di prevedere impianti appropriati, non inquinanti e vantaggiosi per l'utente. Invitiamo quindi i cittadini, prima di attivare scarichi, a richiedere la necessaria autorizzazione: l'ufficio Ambiente è a disposizione per qualsiasi chiarimento».
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