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Livorno

Forse ci saranno i funerali solenni collettivi

di Lara Loreti
Forse ci saranno i funerali solenni collettivi

LIVORNO. «Per me Michele era un fratello, per 14 anni abbiamo condiviso tutto. Io l’ho visto crescere sia professionalmente sia nella sua vita privata. Una persona speciale e molto preparata». Parole...

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LIVORNO. «Per me Michele era un fratello, per 14 anni abbiamo condiviso tutto. Io l’ho visto crescere sia professionalmente sia nella sua vita privata. Una persona speciale e molto preparata». Parole di affetto e stima quelle di Giovanni Lettich, comandante del Corpo piloti di Genova, nei confronti di Michele Robazza. Lettich era molto legato al pilota morto martedì sera nel capoluogo ligure, nel terribile incidente al molo Giano, dove una nave della linea Messina ha colpito la torre dove lui lavorava. Lo considerava uno dei suoi ragazzi. «Qui in tutto siamo 22 e siamo una grande famiglia - continua il comandante - trascorriamo più tempo fra noi che con le nostre consorti. E quindi, proprio come avviene nei piccoli gruppi uniti, ci confrontiamo, discutiamo, facciamo le cose insieme. Condividiamo la vita. Di Michele conoscevo tutto: la moglie, i figli, le passioni. Quando è entrato nel nostro corpo si era appena sposato. Io sono stato testimone della crescita del suo matrimonio e della nascita dei suoi due bambini, Aurora e Alessio».

Genovese doc, ma di origini istriane, Lettich descrive con trasporto l’amore di Michele per sua moglie: «Io non ho mai visto una coppia così affiatata e innamorata. Due persone che si erano proprio trovate. Lui, ogni volta che poteva, scappava a Livorno dalla famiglia».

Oltre che un caro amico, Michele era considerato anche un grande professionista. Lo sottolinea il suo capo: «Era un pilota molto capace, preparatissimo nel suo lavoro. E aveva anche la dote di saper aiutare i colleghi, sempre».

L’altra sera Michele doveva entrare in turno alle 4.30, ma già dalle 22 era a disposizione. «Credo che al momento del crollo si trovasse nella zona degli alloggi, al terzo piano- dice Lettich - L’urto violento della nave l’ha sbalzato e l’ha fatto finire in mare. Il suo corpo è stato recuperato subito, a un’ora dallo scontro». In quel momento il capo dei piloti non era al lavoro. «Ero a casa - racconta - Mi hanno chiamato subito e, appena appresa la notizia, sono scappato al molo. Quando ho visto l’auto di Robazza in sosta nel nostro parcheggio, che si trova un po’ lontano dalla torre, ho cominciato a temere il peggio. Poi mi hanno detto che lui non si era ancora imbarcato, e allora mi si è stretto il cuore». Il momento più drammatico per Lettich è stato quello del ritrovamento. «Vedere il suo corpo privo di vita riemerso dal mare mi ha fatto molto male. Io ero con un collega. L’ho riconosciuto subito, è stato terribile».

Quell’incidente ha sconvolto Genova e tutto il Paese. Nel porto ligure si continuano a cercare i corpi dei dispersi mentre ieri sono iniziate le operazioni a cura dell’Ente Bacini per togliere i detriti dal mare. Le domande rimaste aperte sono tante. La gente, addetti ai lavori e non, si chiede il perché di un incidente così assurdo che non doveva accadere. Lettich a questo proposito spiega che quella manovra era regolare. «L’abbiamo fatta tante volte, era la più sicura se non l’unica possibile. La facciamo diverse volte al giorno. Qualcosa non ha funzionato: la nave doveva essere più avanti. Ma l’inizio della manovra era corretto e anche il posto era quello giusto. È certo che un problema c’è stato, non so dire se di manutenzione o se di altra natura. C’è una commissione di inchiesta che si sta occupando di appurare la cause». L’idea che sta prevalendo negli ambienti portuali a Genova è che il problema potrebbe essere legato ai motori della nave Jolly. La linea Messina nel passato è stata già al centro di incidenti con le sue navi. Le prime risposte per capire se alla base dello scontro ci sia un’avaria arriveranno dalle perizie disposte dalla Procura che sono in corso in questi giorni.

Per i piloti ora sarà dura riprendere il lavoro, dopo quello che è successo. Oltre a Michele, i piloti genovesi hanno perso anche un impiegato che faceva il telefonista. «Noi siamo un’organizzazione piccola - riflette Lettich - quindi una tragedia del genere ci colpisce ancora di più. E fa male. Per noi è dura, ma ci facciamo coraggio».

LaraLoreti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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