Il Tirreno

Livorno

«Da lì vedo il mondo» Michele amava quella torre sul mare

di Lara Loreti
«Da lì vedo il mondo» Michele amava quella torre sul mare

Il ricordo commosso del cognato del pilota morto a Genova Il dolore della moglie, che ieri ha ricevuto numerose visite

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LIVORNO. Era la sua seconda casa, mai avrebbe pensato che si sarebbe trasformata in una prigione di morte. Michele amava quella Torre. Ai familiari ripeteva spesso: «Da lassù vedo il mondo, la Corsica e tutte le isole. È in posizione strategica». Robazza, il pilota livornese di 44 anni morto a Genova la sera di martedì, era un appassionato dei panorami e dei paesaggi di mare. Da 14 anni lavorava al molo Giano a Genova, all’interno della Torre dei piloti, alta quasi 50 metri. La sala operativa del Corpo era al quinto piano, il penultimo. E lui da quell’altezza, ogni giorno, poteva ammirare l’orizzonte marino. «Michele impazziva per il suo lavoro - dice il cognato, Marco Cecconi - ma mai nessuno di noi avrebbe immaginato una cosa del genere. L’altra notte lui è stato il primo ad essere recuperato. Il suo corpo è finito in acqua, ma per fortuna c’è rimasto poco».

Marco Cecconi in questi giorni cerca di stare molto vicino a sua sorella Michela, moglie del pilota morto. Per lei questi sono momenti durissimi: da un lato il dolore per la morte del marito, dall’altro la necessità di farsi forza per sostenere i figli Alessio, 7 anni, e Aurora, 9. I bambini hanno saputo ieri dalla mamma la terribile notizia della morte del babbo. La notte della tragedia, dopo esser stata avvisata dai carabinieri e dai colleghi del marito, la donna ai piccoli aveva detto che il padre era rimasto coinvolto in un grave indicente. Poi Michela, 44 anni, era corsa a Genova con i suoceri, il padre e il fratello per il riconoscimento del corpo. I bimbi erano rimasti a Livorno ed erano andati a scuola. Ieri, la mamma ha trovato il modo e il coraggio per affrontare l’argomento con i bimbi e dire loro che il papà non ce l’ha fatta.

Per la famiglia è difficile accettare una morte del genere. Per loro la preoccupazione più grande era stata sempre legata al viaggio che Michele doveva affrontare ogni volta che andava al lavoro per raggiungere Genova. Lui in mare si sentiva al sicuro. E soprattutto si sentiva protetto in quella torre.

Il mondo del porto livornese ha reagito con grande dolore alla notizia della morte di Robazza. «Michele io non l’ho mai visto arrabbiato - dice un amico pilota - Era sempre sorridente e disponibile. Un amico di cui essere orgoglioso. Qui in città abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto con i piloti di Genova: ci lega una storica amicizia. Uno degli appuntamenti più attesi dell’anno è proprio la cena che si fa tra piloti di Livorno e Genova: lui c’era sempre».

Tanti i messaggi di cordoglio per Michele anche su Twitter da parte di amici e follower, gente commossa che apprezzava il pilota anche per le splendide foto che metteva on line sul social network.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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