Il Tirreno

Livorno

«Ma i rimorchiatori non erano agganciati»

«Ma i rimorchiatori non erano agganciati»

Antonio Cignoni, per 30 anni direttore di macchine sui mezzi dei Neri «Se la Jolly Nero fosse stata al traino a propulsori spenti non sarebbe accaduto»

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LIVORNO. «Dal porto si può entrare o uscire con i propri motori oppure al traino. I comandanti e i piloti, se potessero, preferirebbero usare sempre dieci rimorchiatori per essere trainati, ma spesso finisce che non ne usano neanche uno perché l’ordine che arriva dagli armatori è chiaro: risparmiare. E i rimorchiatori costano». La lettura dell’incidente di Genova vista dal nostro porto ha la firma di uno che per trent’anni ha fatto il direttore di macchine sui rimorchiatori del gruppo Neri. Antonio Cignoni è andato in pensione tre mesi fa ma di navi tra la Vegliaia, il Molonovo e le banchine ne ha accompagnate a migliaia. La sua è una lettura chiara: legata alla sicurezza e ai risparmi sulla sicurezza.

La dinamica della tragedia all’ombra della Lanterna - è noto - è al vaglio della procura genovese, il ministro Lupi ha parlato di quattro possibili cause del disastro, ma su una cosa Cignoni è sicuro: «Se il motore della Jolly Nero fosse stato spento come avrebbe potuto e se i rimorchiatori fossero stati agganciati quell’incidente non si sarebbe verificato».

Per chi mastica di porto o semplicemente è solito viaggiare in nave il quadro può sembrare abbastanza scontato ma per molti altri può non essere banale ricordare che cosa avviene quando un traghetto oppure un cargo merci deve entrare o uscire dal porto. La guida della nave viene assunta dal pilota che sale a bordo fuori dalla rada (o in banchina se la nave sta partendo). Il pilota viene considerato una sorta di primo ufficiale: nel senso che il comandante resta il responsabile della nave, ma usufruisce dei consigli del pilota che conosce ogni angolo del porto, e le insidie che nasconde. A seconda delle condizioni meteo, della banchina di destinazione e degli spazi esterni ma anche dei canali sottomarini che la nave dovrà solcare, il pilota consiglia se e quanti rimorchiatori richiedere. E’ il comandante della nave però a decidere. Non solo il numero ma anche il tipo di intervento del rimorchiatore, che può essere di assistenza oppure di traino. «L’assistenza significa che la nave usa i propri propulsori e il rimorchiatore l’aiuta in caso di bisogno spingendola e correggendo i suoi movimenti là dove possibile - continua Cignoni -. E’ un intervento che costa meno ma che dà meno sicurezza. Il traino con i cavi invece fornisce tutt’altre garanzie: il rimorchiatore diventa il vero e proprio motore della nave. Il pilota in plancia di comando dà indicazioni ai rimorchiatori sulla potenza dei motori, sui movimenti, sulle spinte e sui traini usandoli come un timone. Ecco, se a Genova i rimorchiatori fossero stati agganciati non sarebbe successo questo disastro».

Una manovra simile a quella che avrebbe dovuto fare la Jolly Nero avviene quotidianamente anche a Livorno, davanti all’avvisatore marittimo. «Quando portiamo fuori le navi dal canale Mandrazio, cioè dalla Darsena Firenze e dalla calata Carrara, facciamo la stessa identica manovra: usciamo dalla bocchetta dell’avvisatore tirandola di poppa e la indirizziamo verso l’Alto Fondale, con la prua a uscire. Ecco, a Genova la nave uscita a poppa e indirizzata verso l’interno porto ha avuto l’avaria, ha girato su se stessa ed è tornata verso la torre. Ma se ci fossero stati i rimorchiatori agganciati e non in semplice assistenza avrebbero bloccato il movimento».

(giulio corsi)

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