Sicurezza
«Il Comune mi ha negato un diritto»
La storia: «Mi hanno impedito di fare la domanda di mobilità»
LIVORNO. «Voglio soltanto che mi vengano date delle risposte, voglio capire perché il Comune ha deciso di negarmi il diritto di fare la domanda di mobilità. Io in questo inferno non voglio più vivere». È arrabbiata Francesca (il nome è inventato), molto arrabbiata, mentre racconta la sua storia.
«Da tre anni vivo in una casa popolare a Shangay – spiega – lo scorso ottobre sono stata picchiata davanti ad altri residenti del mio palazzo da un altro inquilino. Il motivo? Quell’uomo ha perso le chiavi del portone da tempo e da mesi citofona a qualsiasi ora del giorno e della notte per farsi aprire». La sera prima del litigio, Francesca era stata svegliata alle quattro di notte proprio dall’inquilino che suonava insistentemente alla porta per farsi aprire. «Il giorno dopo, mentre stavo raccontando l’episodio ad altri condomini, lui deve avermi sentito e mi è corso addosso mettendomi subito le mani intorno al collo. Sono dovuta andare al pronto soccorso ed ho sporto denuncia, perché lui non lasciava la presa e continuava a sbattermi contro una vetrata con il rischio di romperla». Da allora tutto per Francesca è cambiato perché ad assistere al litigio erano presenti anche le sue due bambine piccole. «Da quel giorno sono traumatizzate – racconta – hanno paura di uscire di casa, scendere le scale. Ho dovuto prendere degli appuntamenti dalla psicologa perché non so davvero come fare». Allo scontro con l’inquilino si aggiungono anni, secondo quanto racconta Francesca, di minacce, posta sparita, insulti. «Io e mio marito non ce la facciamo più – afferma – Per questo ero andata in Comune per richiedere la possibilità di fare la domanda di mobilità, ma mi è stato detto che non potevo farla perché facente parte dell’Emergenza Abitativa, ma in realtà io non ci rientro più da un anno». Stupita dalla risposta, Francesca si rivolge a Casalp e in seguito anche a un avvocato: «Tutti mi hanno detto che avevo tutti i diritti per fare quella richiesta, ma il Comune me l’ha sempre negata e non mi ha mai risposto, neanche alla lettera che mandò il mio avvocato. Ora i tempi di consegna della domanda sono scaduti e io sono costretta a vivere nell’inferno con due bambine terrorizzate. Voglio solo che il Comune mi dia delle risposte».
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