Sicurezza
Incidente al porto di Genova, ancora senza esito le ricerche delle due persone disperse
A tre giorni dal crollo della torre di controllo, i soccorritori non sono riusciti ancora a raggiungere i corpi di due militari della Guardia costiera intrappolati sotto le macerie: tra questi Gianni Iacoviello, 35 anni, a lungo residente nella città marmifera. Contestazioni dei portuali nel capoluogo ligure. In Toscana si piange la morte del pilota livornese Michele Robazza e dell'ufficiale Marco De Candussio, di Fornaci di Barga
Proseguono anche con l'ausilio di un microrobot sottomarino le ricerche delle due persone che ancora mancano all'appello in seguito al grave incidente al porto di Genova: si tratta del maresciallo di Guardia costiera Francesco Cetrola, 38 anni, e il sottufficiale Gianni Iacoviello, 35 anni , che a lungo ha vissuto a Carrara. È stato ormai accertato che si trovavano nella torre piloti al momento del crollo. I loro corpi sono quasi certamente sul fondo del porto nella zona del molo Giano, sotto i lastroni di vetro caduti dalla torre. Crollati sul fondo, sepolti dalle macerie, questi lastroni rendono particolarmente difficile il lavoro dei soccorritori.
Ancora niente, però. A tre giorni dalla tragedia, i corpi di Iacoviello e Cetrola non si trovano. I sommozzatori hanno lavorato tutta la notte ma rimuovere i detriti richiederà ancora tempo. Impossibile quantificarlo. Sotto molo Giano, la banchina dove si trovava la torretta dei piloti colassata dopo l'urto della portacontainer Jolly Nero, la melma non fa vedere nulla. E quindi si procede a tentoni. E con la promessa, fatta ai familiari di quei poveri militari, di tirarli fuori.
Esplode la rabbia dei portuali. Giovedi 9 maggio: troppa rabbia per essere soltanto una giornata di lutto. Con le istituzioni a garantire che il porto è sicuro e che continuerà a dare lavoro e futuro a Genova e chi sulle banchine spende la maggior parte della sua vita a urlare (FOTO). L'unico momento che ha unito tutti è stato quando è stata contestata la decisione della Lega calcio di far giocare come se nulla fosse accaduto le partite di Sampdoria e Genoa. Un applauso lungo. L'unico. Poi i camalli, non solo loro, hanno tolto la parola a monsignor Luigi Molinari, responsanile problematiche del lavoro della Curia genovese. Gli hanno staccato le casse dell’impianto acustico e si sono appropriati del microfono. "Se siamo in piazza è per i sette lavoratori che hanno perso la vita e per quei due poveretti che sono ancora in fondo al mare, non per chi si riempie la bocca di parole. Anche i sindacati ci hanno chiesto di sospendere lo sciopero. Non lo abbiamo fatto per rispetto dei morti, quel rispetto che i crocieristi che fotografavano le macerie di molo Giano non hanno avuto". Genova ha vissuto così la sua giornata del dolore, litigando. Anche perché molti negozi non hanno abbassato le saracinesche. Nemmeno per quel quarto d'ora che aveva chiesto il sindaco Doria. I tassisti invece hanno dato vita a un corteo di auto lungo le strade del centro per solidarietà. E anche nelle scuole, rimaste aperte, è stato spiegato che cosa vuol dire perdere la vita per portare i soldi a casa.
Intanto al molo Giano si continua a lavorare, abbattendo la scaletta di metallo della torre di controllo sbriciolata come un grissino dalla poppa della Jolly Nero. E cercando di recuperare i corpi di Gianni Iacoviello, il sergente della Guardia costiera trasferitosi a Lerici dopo aver vissuto per anni a Carrara, e Francesco Cetrola, maresciallo di Salerno. Un lavoro difficile sotto gli occhi dei parenti: i vetri della torretta rendono quasi impossibile ogni tentativo. In queste ore ci stanno provando un sommergibile robot e una ditta specializzata.
Le polemiche. In una giornata che doveva essere di riflessione sono stati due i motivi di polemica: perché non sono state sospese le partite delle due squadre, Genoa e Sampdoria? Su questo c'è stata anche un'interrogazione parlamentare. Secondo, rabbia per la tragedia che diventa spettacolo. Nel mirino i crocieristi che dalle navi hanno fotografato e ripreso le macerie della torre di controllo del porto di Genova mentre si stavano cercando ancora i due dispersi.
I colloqui via radio e la possibile avaria. Con il passare delle ore, prende corpo l’ipotesi che a causare l’incidente sia stata un’avaria ai motori della nave, che stava manovrando per uscire dal bacino, diretta a Napoli. «Non c’è più acqua, che fate?» grida al pilota via radio il comandante del rimorchiatore Spagna, che a poppa traina il cargo mentre questo si muove all’indietro per poi ruotare e invertire la marcia. A prua un altro rimorchiatore, il Genoa, segue agganciato l’operazione. «Non ho macchina» risponde concitato il pilota. In quel momento, mancano cento metri all’impatto: uno spazio troppo ristretto perché i rimorchiatori possano fermare il moto indietro di una nave delle dimensioni della Jolly Nero, che procede, secondo le regole, a una velocità di 3,5 nodi. Inutile anche la manovra disperata del comandante del Jolly Nero che fa calare le ancore nel tentativo di rallentare il moto della nave.
INTERATTIVO La manovra in porto della Jolly Nero
Il comandante dello Spagna cerca di aumentare la rotazione per modificare la rotta, ma l’urto è ormai inevitabile e il comandante ordina al suo pilota di defilarsi, per evitare di restare schiacciato tra il cargo e la torre. È in questo momento, probabilmente, che il cavo di traino si spezza. «Non ho una spiegazione logica – si dispera il presidente dell’Autorità portuale Luigi Merlo - C’erano condizioni ottimali di mare calmo, perfetta visibilità e assenza di vento. Ma una nave di quelle dimensioni non deve essere lì».
Il disperso di Carrara. Iacoviello, nato a La Spezia, fu in prima linea il 13 gennaio 2012 nei soccorsi alla Costa Concordia al Giglio. La sua famiglia si era trasferita a Santa Croce di Codena, frazione di Carrara, nel 1982 e Gianni Iacoviello ha abitato lì fino al 2006, quando poi si è trasferito a Lerici. Ha due sorelle gemelle, Sara e Simona, che vivono ancora qui, e che insieme alla mamma Maria Stella Spanò e al padre Flaviano Baccioli Iacoviello intorno alle 5 sono partite per Genova, per seguire da vicino le operazioni di ricerca.
Le vittime toscane. Tra i sette morti della tragedia di Genova anche due toscani: Michele Robazza, 45 anni, sposato e padre di due figlie (FOTO - IL RITRATTO), e uno originario di Barga (Lucca): si tratta di Marco De Candussio, 40 anni, militare della Guardia Costiera (FOTO), sposato, un figlio di 13 anni.
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