Il Tirreno

Livorno

Scappa dall’ospedale la trovano tre ragazzi

di Ludovica Monarca ; di Ludovica Monarca
Scappa dall’ospedale la trovano tre ragazzi

«Sul braccialetto aveva scritto solo Anonimo, siamo rimasti senza parole» Martina, Leonardo e Maicol raccontano: «Le infermiere non erano preoccupate»

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LIVORNO. Spersa e stranita con addosso una tuta nera e il braccialetto identificativo dell’ospedale. È così che Leonardo Falleni, Maicol Cinotti e Martina Corsini, tre ventenni livornesi, hanno trovato una paziente dell’ospedale in mezzo a viale Alfieri.

«Eravamo davanti alla camera mortuaria – racconta Martina, 24 anni – quando abbiamo visto avvicinarsi una signora straniera sulla sessantina che ci ha chiesto indicazioni su come riuscire a prendere l’autobus per Grosseto. Lì per lì ci siamo messi un po’ sulla difensiva perché la signora era visibilmente spersa, ma poi Leonardo ha notato il braccialetto dell’ospedale che aveva al polso». I ragazzi hanno capito subito che la signora, che aveva detto di chiamarsi Liliana, era “scappata” dall’ospedale e così, facendo finta di aiutarla a trovare l’autobus per Grosseto l’hanno riaccompagnata all’interno del reparto dove era stata ricoverata. «La signora continuava a ripetere che doveva andare a Grosseto e chiedeva di un certo “professore” – raccontano i ragazzi – Quando siamo rientrati all’interno dell’ospedale, non sapendo dove andare, abbiamo chiesto a una gentilissima ragazza della Pubblica assistenza di Montenero che si trovava nel poliambulatorio dove fosse il quinto dipartimento e lei ci ha indicato la strada».

Una volta arrivati al piano giusto i ragazzi rimangono sbalorditi: «Appena entrati abbiamoincontrato tre infermiere e una di questa ha subito esclamato “Ah, forse lei è quella del letto undici, è un’ora che la cerco, mi avevano detto che era in terrazzo”. Siamo rimasti senza parole, com’è possibile che una signora visibilmente non lucida fosse riuscita ad uscire senza che nessuno se ne rendesse conto?». Ma lo stupore dei ragazzi non finisce qui. «Sul braccialetto non avevano scritto il nome della paziente, ma solo Anonimo – affermano – Ci chiediamo il perché visto che la signora a noi ha tranquillamente detto il suo nome. Siamo rimasti tutti sconvolti di come nessuna delle infermiere che, per carità, ci hanno ringraziato, abbia battuto ciglio nello scoprire che la loro paziente si trovava in mezzo a una strada pronta ad andare chissà dove. Una paziente che non era visibilmente lucida. Sarebbe potuto succedere qualsiasi cosa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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