Dramma piccole imprese: 350 in cassa
Richieste in aumento nel primo trimestre 2013 nonostante l’esaurimento dei fondi, ecco tutti i nomi delle aziende
LIVORNO. Per avere la Polaroid che immortala lo stato dell’economia livornese basti un dato: 61 aziende di Livorno e Collesalvetti dal primo gennaio hanno messo i propri lavoratori in cassa integrazione in deroga. Potevano essere il doppio se non fosse arrivato lo stop della Regione costretta a sospendere le autorizzazioni per mancanza di fondi lasciando una serie di richieste in stand by (ma il rifinanziamento è stato riconfermato ieri il sottosegretario al lavoro Carlo Dell'Aringa).
61 aziende significano 351 famiglie. A queste vanno aggiunte quelle colpite dalla cassa integrazione ordinaria e da quella straordinaria, che già nel 2012 avevano visto un incremento totale sull'anno precedente del 67.9%, posizionando Livorno al secondo posto in Toscana. Ma soprattutto vanno aggiunti i licenziamenti. Che hanno fatto sparire il nome delle aziende dalla lista della cassa e hanno infilato i nomi dei lavoratori nella lista della mobilità. Un esempio? I 39 dipendenti dell’Inalfa, che dopo un 2012 passato dal primo all’ultimo giorno in cassa in deroga, adesso non ci sono più, come fa notare Paolo Borghi, responsabile del centro impiego di Livorno. Sono tutti a casa, senza più un lavoro.
La fotografia scattata dalla tabella qua sotto insomma è solo una pezza del patchwork, ma è significativa, perché racconta lo stillicidio quotidiano, i sei dipendenti del concessionario di scooter Bientinesi e i tre dell’ex concessionario Opel Aica-Acam, i sette dell’Edilporto costruzioni e i due della Falorni Arredamenti. E’ l’economia che tocchiamo tutti i giorni, andando a fare la spesa, a riparare l’auto, oppure scendendo le scale e incrociando le signore delle pulizie del condominio.
La cassa in deroga d’altra parte descrive soprattutto la salute di quelle attività che non sono né industria né edilizia, e dunque va a delineare il quadro di chi fa servizi, dalle pulizie alla riparazione di auto, dal commercio al trasporto, dai viaggi alla cultura. Le piccole imprese con pochi dipendenti che oggi faticano più delle grandi a resistere, innanzitutto per la diga che si trovano davanti nell’accesso al credito.
Attenzione però: 351 famiglie in cassa in deroga, non significano 351 integrazioni di stipendio accreditate sui conti correnti. «Due mesi fa è stata pagata la cassa per l’ultimo trimestre del 2012», sottolinea Borghi. E Monica Cavallini, Filcams Cgil conferma: «Alcuni lavoratori oggi che siamo a maggio non hanno incassato neanche febbraio».
Tra i 61 nomi che pubblichiamo qua sotto, che diventano 100 se si guarda a tutta la provincia, e 120 se si guarda alle domande respinte, e il doppio se si guarda alle domande sospese, ci sono tantissime facce vecchie, che già l’anno scorso avevano assaggiato gli ammortizzatori sociali, ma ci sono anche volti nuovi. La Baraccani Serramenti ma anche la Cooperativa Colline Colligiane di Collesalvetti, specializzata in minimarket, che la cassa l’ha ottenuta addirittura per 16 persone, la Homo srl e il consorzio Metis, che fornisce software e tecnologie sanitarie alle Asl ma che dalle Asl toscane (compresa quella di Livorno) è costituita.
«Il trend non migliora, anzi abbiamo i segnali che sia ancora peggio dell’anno scorso che fu un anno tremendo - spiega Cavallini -. Aziende della metalmeccanica, alimentari, tantissime dei servizi. E a questo quadro bisogna aggiungere i contratti di solidarietà su cui c’è ancora resistenza di molti ma che rappresentano la strada obbligata in futuro visto che sono l’unico strumento con una copertura economica, e che comunque lasciano il lavoratore nel ciclo produttivo».
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