Gioco
«Mia figlia era felice stava per aprire un bar»
Parla il padre di Alessandra Lenzi: «Era splendida, sempre sorridente. Quella sera le ho detto di tornare a casa presto, lei mi ha dato un bacio»
LIVORNO. «Torna a casa presto...» Sono queste le ultime parole che Marco Lenzi ha detto a sua figlia Alessandra.
Sono le 22, 30 di giovedì sera e Alessandra aveva da poco finito di cenare con la sua famiglia. «Mi ha detto che usciva con degli amici e mi ha dato un bacio per salutarmi, come faceva sempre – racconta il padre – Io le ho detto di non fare troppo tardi e lei mi ha sorriso». Una conversazione normale tra un genitore e una figlia quasi ventenne che si appresta a passare una serata con gli amici che diventa un ricordo indelebile nel cuore e nella mente del padre di Alessandra, perché sua figlia, da quella sera, non è più tornata a casa.
È morta per un malore in circostanze ancora da chiarire nel bagno di una camera dell’Hotel Giappone che aveva prenotato insieme a un ragazzo per passare la notte insieme. Cosa sia successo quella notte è ancora un mistero. «Il ragazzo che era insieme a mia figlia non era il suo fidanzato come è stato detto – afferma il padre – Nessuno di noi in famiglia l’aveva mai visto, né avevamo mai sentito parlare di lui. Non so davvero cosa dire, non capisco cosa sia successo». Si ferma un attimo Lenzi, per trovare le parole: «Di solito, se faceva tardi la sera, mi mandava un messaggio sul telefonino – racconta – Stavolta no. Quando la mattina mi sono svegliata e non l’ho vista, non ho fatto nemmeno in tempo a preoccuparmi che la polizia ci ha informato di quello che era successo. Il dolore che si prova è inimmaginabile, non so davvero come spiegarlo. Alessandra era una ragazza felice, serena: si sta parlando di lei nella maniera sbagliata. Non è vero, per esempio, che dormiva spesso fuori casa. E soprattutto non faceva uso di droghe: sono un medico e non ho mai visto alcun tipo di sintomo e di comportamento anomalo dovuto a un uso continuato di sostanze stupefacenti, altrimenti me ne sarei accorto».
Felice, serena, sorridente. Sono queste le parole che suo padre usa per descrivere Alessandra. Parole pronunciate con un amore immenso, quel tipo di amore che solo un genitore può capire. Un genitore che non riesce a darsi pace. Alessandra era nata in Russia: Marco e sua moglie Francesca l’avevano adottata quando aveva cinque anni e mezzo. «Avevamo già un figlio, Manuel, ne volevamo un altro e abbiamo pensato di aiutare chi era in difficoltà, di offrire un futuro migliore a un bambino sfortunato». Alessandra è così arrivata nella famiglia Lenzi. «E l’abbiamo amata da subito - aggiunge - Anche nostro figlio, Manuel, non ha mai avuto problemi con Alessandra, anzi, essendo più grande di lei di quasi tre anni, le faceva da consigliere». E poco importa se qualcuno obietta che, in quella famiglia , tra medici, avvocati e sportivi, Alessandra avesse deciso di interrompere gli studi in terza media. Suo padre la difende a spada tratta: «Alessandra era una ragazza in gamba, forse non portata per gli studi, ma sapeva quello che voleva e si dava da fare. Dopo aver preso il diploma di estetista e aver lavorato un po’, ha deciso di voler fare la barista. Si è impegnata, ha fatto le sue esperienze e tra poco avrebbe aperto il suo bar». Sì, il suo bar. Alessandra da qualche mese, insieme a un amico di famiglia, stava infatti cercando il locale perfetto per realizzare il suo sogno. «Lo aveva trovato proprio qualche settimana fa, ed era più felice che mai perché era stata capace di costruirsi il futuro che voleva».
Una ragazza solare Alessandra, innamorata della musica e del nuoto (che aveva praticato anche a livello agonistico) e a cui piaceva aiutare gli altri. «A volte poteva sembrare un po’ rigida, come una vera donna dell’est, ma bastava parlarle, farle un sorriso per farle tornare il buon umore. Era una ragazza favolosa e mi manca già tantissimo».
Per la prima volta il padre di Alessandra non riesce a trattenere le lacrime: «Non so più cosa dire», ripete ancora una volta, l’ultima, perché per descrivere la mancanza di una figlia davvero non esistono parole.
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