Il Tirreno

Livorno

Il vescovo Giusti «Il progetto? Lo disegno io»

Il vescovo Giusti «Il progetto? Lo disegno io»

Il monsignore-architetto: l’idea in uno schizzo che ho fatto durante una riunione di prelati

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LIVORNO. «Lo schizzo dell’idea-base è stato come un flash nel bel mezzo di una riunione a Roma con tanti vescovi: l’ho fissato subito su un foglio, poi ci sono tornato sopra per far muovere i primi passi al progetto». Il vescovo Simone Giusti, l’ha detto poco dopo aver messo piede a Livorno: la nuova chiesa di Salviano la disegnerà lui.

L’elemento chiave – afferma – «sarà il soffitto: ho pensato a una idea un po’ fuori dal comune». Adesso i suoi collaboratori, lo studio Caturegli & Toni, stanno lavorando allo sviluppo del progetto nei dettagli.

A Livorno monsignor Giusti con la matita da architetto ha già lavorato nella ristrutturazione della chiesa di piazza del Castello a Antignano e nel curriculum ha chiese quella di Cecina intitolata alla Sacra Famiglia e quella di Fornacette dedicata alla Regina Pacis così come una serie di cappelle per alti prelati a Roma, inclusi i cardinali Etchegaray e Pironio più, da ultimo, la teca-reliquiario di Wojtyla al Pontificio Consiglio dei laici . A contrassegnare le chiese è il simbolo di una sorta di “croce esplosa”: il marchio di Giusti che, in veste di progettista, si mette nel solco di Giovanni Michelucci.

Monsignor Giusti deve ricominciare daccapo e far tornare nel cassetto gli elaborati già messi nero su bianco per il complesso parrocchiale che inizialmente era stata prevista nella zona fra via Merli e la rotatoria Leccia-Salviano.

Era stato l’occhio di architetto prima ancora che di prete a fargli scovare quel fabbricato nel maggio dello scorso anno mentre era insieme a don Santino e a don Jean Michel Moukouba, il parroco della chiesa di Beata Teresa di Calcutta, la nuova parrocchia di Salviano 2 che ha appena messo radici provvisoriamente in un capannone a 80 metri dall’ingresso della Cosmos.

«Quell’immobile abbandonato – ricorda – mi ha dato subito nell’occhio e ho cominciato a immaginare soluzioni. C’è bisogno di dare una chiesa a quei nuovi quartieri ma, dal punto di vista della sostenibilità ambientale, è meglio riusare quel che esiste già prima di pensare a nuove costruzioni».

Il vescovo non infila la Provvidenza come un prezzemolo in ogni frase, ma è lì che batte la lingua quando fa notare tre singolari “coincidenze” che hanno fatto marciare questa «speranza oltre ogni speranza» : 1) c’era il rischio di un intoppo con una società britannica ma «è stato tutto risolto»; 2) i criteri della Conferenza episcopale per questa particolare casistica «indicano 2.600 metri quadri e qui ne abbiamo appunto 2.650»; 3) c’è «la possibilità anche di una uscita laterale lato ex Medusa per evitare che i fedeli all’uscita dalla messa finiscano subito su una strada trafficata».(m.z.)

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