Gioco
Azienda kaputt fra 007 e spy-story
Gli affari con Saddam, i trucchi anti-embargo: l’incredibile patatrac in soli 6 mesi
LIVORNO. Chissà se c’entra qualcosa il fatto che alla metà degli anni trenta il “padre” dei “maiali”fosse un capitano elbano: fatto sta che, quasi vent’anni più tardi, è Livorno che diventa una delle capitali dei mini-sommergibili. Con clienti fra Taiwan e Pakistan, Colombia e Corea del Sud più l’Iraq.
Cercando di leggere al di là della cortina di riservatezza inox che ha accompagnato la vita dell’azienda, si può ricostruire che le “relazioni pericolose” con il regime di Saddam Hussein si siano concretizzate quando Sergio Pucciarini, ex Decima Mas e patron della Cosmos, lascia l’azienda con l’arrivo di Augusto Giangrandi, villa extralusso a Miami e ufficio anche a Livorno, origini cilene. Come quelle di Carlos Cardoen, nella plancia di comando della società in anni ancor più lontani.
NEI GUAI CON SADDAM
La questione dei mini-sommergibili Sx756 da 110 tonnellate ordinati da Baghdad (e rimasti bloccati) non è che il primo dei guai ad altissima tensione che fanno finire la Cosmos in un gorgo di spy-story e agenti segreti con trame che meriterebbero la penna di John Le Carré o Frederick Forsyth.
Salta fuori una accoppiata di episodi (senza dimenticare che intanto la moglie di Giangrandi viene assassinata, la polizia della Florida darà la colpa a un ladruncolo caraibico).
L’uno è datato gennaio 2008: i siti di intelligence più legati ai “falchi” di Washington – così come Guido Olimpio, esperto del “Corriere della Sera” sul fronte del terrorismo internazionale – raccontano che lo sciame di motovedette iraniane andate all’attacco di tre navi da guerra della Marina Usa nel Golfo Persico sono stati ricavati modificando, grazie a ingegneri nordcoreani, minisommergibili che la Cosmos aveva ceduto al Pakistan. In precedenza, i vertici aziendali avevano sempre rispedito al mittente l’accusa di aver venduto a “stati-canaglia” («mai venduto assolutamente niente alla Corea del Nord, tutt’al più negli anni ’70 abbiamo venduto nove mini-sommergibili classe Dolhpin alla Corea del Sud»).
LO SCHIAFFO DI VOLCKER
L’altro risale a qualche anno prima: Augusto Giangrandi viene coinvolto nello scandalo internazionale “Oil for food”, che alza il velo sui sotterfugi per dribblare l’embargo anti-Saddam. Apparteneva allo stesso gruppo della Cosmos la società livornese di Giangrandi citata ben 111 volte nelle 630 pagine della commissione Onu presieduta da un big mondiale come l’ex capo della Fed Paul Volcker: e non a caso, visto che, con un business da 846 milioni di dollari, pari al Pil del l’interoGambia, ha rappresentato uno dei principali espedienti per far uscire dall’Iraq il petrolio aggirando il blocco.
TRAVOLTI DALLA CRISI
Non ci sono però né James Bond né Ernst Stavro Blofeld nel copione del film quando i lavoratori della fabbrica di via della Padula cominciano a sentirsi chiedere di tirare la cinghia, a veder arrivare le buste paga in ritardo, a esser costretti a tirar fuori di tasca propria i soldi delle trasferte.
La crisi dell’inizio del decennio precedente sembrava esser ormai definitivamente chiusa a doppia mandata nell’album del passato: l’azienda di “maiali” subacquei non era più da sola, era entrata in una squadra di imprese attive anche nel civile (ad esempio, camere iperbariche).
Invece, all’inizio del decennio scorso, la Cosmos precipita in picchiata: nel giro di pochi mesi lascia per strada l’idea di ingrandirsi in una nuova sede al Picchianti e i quasi 50 addetti si ritrovano a veder ruzzolare la società su un piano inclinato che, in un tourbillon di inchieste giudiziarie, porta al fallimento. Sulla quale, secondo i conti del curatore fallimentare Riccardo Vitti, pesavano 22 milioni di debiti. Di fronte a un valore economico che alla fine, tre anni (e qualche asta giudiziaria) più tardi, si concretizzerà nella vendita a una cordata inglese per 300mila euro: solo marchio e attrezzature perché i muri sono rimasti in mano alla famiglia Pucciarini.
Mauro Zucchelli
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