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Limoncino, al gup la difesa ha chiesto incidente probatorio
LIVORNO. Un incidente probatorio per mettere a confronto le perizie e stabilire chi ha ragione tra le accuse della Procura e la difesa di Federico Bellabarba e degli altri tre indagati. La vicenda...
LIVORNO. Un incidente probatorio per mettere a confronto le perizie e stabilire chi ha ragione tra le accuse della Procura e la difesa di Federico Bellabarba e degli altri tre indagati. La vicenda Limoncino continua a tenere occupate le aule del tribunale. Ieri mattina davanti al gup e alla pm Antonella Tenerani s’è svolta l’udienza preliminare dell’inchiesta sulla cava, per abuso d’ufficio. Ma non ci sono stati rinvii a giudizio o archiviazioni.
In tribunale Federico Bellabarba era presente insieme al cugino Paolo, con cui è contitolare della società omonima. La difesa dell’imprenditore, rappresentata dall’avvocata Anna Francini, in accordo con i legali degli altri indagati, ha chiesto al giudice un incidente probatorio per superare la fase di stallo sulla valutazione della cava (sotto sequestro dall’ottobre 2011). Nessuno si è opposto e il giudice si è riservato di decidere se nominare o non un perito terzo in grado di dare il suo contributo per dipanare la matassa. Una decisione che è stata rinviata al 7 giugno.
Sul tavolo del confronto c’è una serie di questioni tecniche già oggetto delle perizie degli esperti del Cnr, ingaggiati dalla Procura, e di uno studio privato, interpellato da Bellabarba. Oggetto di analisi saranno le caratteristiche del suolo, compreso l’aspetto morfologico del rischio frane, e quello dell’acqua che è nel sottosuolo; in esame anche le caratteristiche degli impianti quali teli, grandezze, profondità, filtraggio delle acque, utilizzo eventuale dell’impianto a biogas, tipo di codici dei rifiuti etc.
Quando è stata sequestrata dai carabinieri, su input della Procura, la cava era praticamente pronta, mancavano solo il collaudo e la messa in funzione.
Oltre a Federico Bellabarba, 41 anni, gli altri indagati sono Antonio Rafanelli, 63, Reginaldo Serra, 61, e Andrea Rafanelli, 37. Le accuse sono abuso d’ufficio e violazioni urbanistiche.
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