Gioco
L’orchestra, la pista e il mio destino di non ballerino
di MARCO BRUCIATI Il mio sogno è sempre stato quello di saper ballare bene. Flashdance si chiamava quel film che mi ha cambiato definitivamente la vita. Io non ballo; mi riduco sempre a guardare. Un'o...
di MARCO BRUCIATI
Il mio sogno è sempre stato quello di saper ballare bene. Flashdance si chiamava quel film che mi ha cambiato definitivamente la vita. Io non ballo; mi riduco sempre a guardare. Un'orchestra, una pista in cemento, gente comune, un unico corpo di ballo che si muove all'unisono, il ritmo latino di Luciano e il suo complesso.
Non ho il coraggio d'inserirmi in quel meccanismo perfetto. Immagino di vederli a ralenty, come in un film. Continuo a guardare:il doppio passo destra sinistra è quasi ubriacante.Mi decido. Entro alle soglie del Kilamangiaro; l'ingresso non è male, mi ritrovo di fianco a una signora dai capelli permanentati. Passo avanti, passo indietro, giravolta e penso: "sono dentro". Improvvisamente il popolo dei negri mi fa uno sgambetto, sbaglio il tempo, incespico un poco, riesco a non cadere ma ormai sono in balia di un flusso che mi vuole fuori. La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso nella boccia. Eccomi di nuovo solo, a osservare quell'organismo collettivo così perfetto, così distante da me e rifletto su un passo di Makarenco, poeta russo:"il collettivo è lo strumento principale dell'educazione; all'interno di esso deve infatti svolgersi la vita, il lavoro e tutta la formazione dell'individuo che deve imparare a subordinare i propri individuali interessi alle superiori esigenze sociali. Se questa integrazione dell'individuo nel "collettivo" non riesce, non rimane altro che l'espulsione. Poetica del cartellino rosso.
(Marco Bruciati è videomaker, attore, docente di tecniche audiovisive)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google