Il Tirreno

Livorno

In attesa di Gino Paoli tante critiche a Lamberti

di Giulio Corsi
In attesa di Gino Paoli tante critiche a Lamberti

I nuovi gestori del Modigliani Forum: questa struttura è piena di problemi creati dalla frenesia dell’ex sindaco di inaugurarla per motivi elettorali

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LIVORNO. «Quel palasport è stato costruito nell’epoca Lamberti con la voglia di concludere l’opera e inaugurarla per meri motivi elettorali. Immaginate quanto ha contato in quelle circostanze la diligenza del buon padre di famiglia». Non sono passati neanche tre mesi dalla festa al PalaLivorno, con la consegna in pompa magna delle chiavi dal Comune alla nuova società che gestirà la struttura nei prossimi 10 anni (estendibili a 20), che tra nuovi condomini e proprietà emergono le prime crepe. Lo si capisce bene dalle parole di Massimo Gramigni, vice presidente della società consortile PalaLivorno, ma soprattutto suo azionista di maggioranza.

Crepe ricomponibili?, ci si chiederà. Pare proprio di sì, visto che il veleno più che contro l’attuale amministrazione è tutto indirizzato a quella che l’ha preceduto. E non è un caso che nel frattempo la nuova gestione stia mettendo in piedi una grande festa dedicata alla città nella quale dovrebbe essere protagonista Gino Paoli: la data è fissata per sabato 25 maggio, l’idea è quella di regalare (gratis) il concerto ai livornesi.

Certo, una frecciatina c’è pure verso il periodo-Cosimi e riguarda l’attenzione che è stata portata (o meglio: che è mancata) verso la struttura di Porta a Terra, un gioiello che alle tasche dei livornesi è costato 12 milioni di euro: «Quando la pioggia entra in un locale, riesce sempre a farsi largo e a creare danni. E in quei casi il confine tra manutenzione straordinaria e ordinaria non lo stabilisce nessun codice civile», esemplifica Gremigni. Come dire: il proprietario, cioé il Comune, doveva intervenire, senza pensare che la cosa toccasse a ForumNet, cioè al vecchio gestore. «Perché se non metti mano subito, il danno aumenta. L’altro giorno ne abbiamo scoperta un’altra: in nove anni le grondaie della cupola non sono mai state pulite, si è creata una terra di riporto e vi sono cresciuti i pelucchi. Quando me l’hanno detto non ci credevo, mi sono fatto portare su dal carrello elevatore e l’ho scoperto con i miei occhi».

Il grosso del veleno, però è per il modo in cui quel palasport è stato costruito e soprattutto portato a termine. «Come gestori del Mandela Forum abbiamo rapporti personali col 70% delle aziende che hanno realizzato il palasport di Porta a Terra per conto di Baldassini e Tognozzi. Ebbene, se la mia società fosse dovuta venire a Livorno e partecipare alla gara dopo aver sentito ciò che quelle aziende ci hanno raccontato sulla parte tecnica e realizzativa dell'opera, non avremmo neanche fatto domanda. Quella struttura è stata costruita di corsa con la voglia di concluderla per motivi elettorali», continua Gramigni.

La questione, pur datata 10 e passa anni fa, è ancora oggi attualissima perché - nonostante la consegna delle chiavi, il concerto di Zucchero, quello di Venditti in agenda e ora il regalo di Gino Paoli - ancora non è stato firmato il contratto definitivo. «E’ evidente che un contratto vero e proprio e un verbale di consegna tecnico farebbero piacere - spiega, con una punta di polemica Gramigni -, ma purtroppo c'è un ossimoro: noi abbiamo già investito 250mila euro di lavori e di materiali, ma le carte non arrivano».

Le carte sono appunto il verbale di consegna analitico che comprenda progetti e collaudi, certificazioni di acquisto, caratteristiche tecniche e certificazioni. «Voglio sapere ad esempio che caratteristiche di idrorepellenza aveva la guaina del tetto e la sua garanzia - spiega Gramigni -. Quando si diventa gestori di un immobile così, non si può lasciare niente al caso».

Il vice presidente del PalaLivorno ha chiesto la fotografia di tutto ciò che si vede e non si vede nascosta nei muri e sotto il pavimenti: i tracciati, le tubature idrauliche, le linee elettriche, l’adsl. «Sappiamo già che non ci sarà da stare allegri: penso al sistema di riscaldamento per cui serve accendere l’intero impianto per scaldare una stanza. Nella parte elettrica non c’è un pezzo di led, non c'è una sezionatura. E non commento la parte acustica. Pensate che quando il palasport fu inaugurato la numerazione era stata pensata in maniera circolare: per trovare il proprio posto uno spettatore doveva fare il giro di tutta la tribuna. La cambiammo noi prima di un concerto di Baglioni». La domanda nasce spontanea: questa lista della spesa fatta solo di problemi significa un ripensamento o una rivisitazione dell’accordo economico? «No, siamo persone serie - tranquillizza Gramigni - E’ evidente però che quando metti capitali, capitali, capitali, avresti l'idea di pretendere una grande attenzione su questi capitali. Ma per ora...».

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