La protesta
Gli indonesiani della Masol puntano a comprare la Novaol
LIVORNO. L’ultima firma in calce all’atto di compravendita ancora non c’è ma, secondo quando risulta al Tirreno, sono in fase avanzata le trattative per l’acquisizione dell’impianto livornese della...
LIVORNO. L’ultima firma in calce all’atto di compravendita ancora non c’è ma, secondo quando risulta al Tirreno, sono in fase avanzata le trattative per l’acquisizione dell’impianto livornese della Novaol da parte del gruppo indonesiano Musim Mas, che a Livorno si è presentato con il volto della controllata italiana Masol.
A guidarla è direttamente Bachtiar Karim, 52 anni, il tycoon del Sud Est asiatico che guida un impero nel segno dell’olio di palma controllando l’intera filiera dal campo fino al prodotto base per una vasta gamma di usi industriali: non solo i biocarburanti ma anche, ad esempio, produzioni farmaceutiche e agroalimentari. Benché la Novaol – proprietà della multinazionale francese Sofiproteol in tandem con Bunge, altro gruppo internazionale – sia stato uno degli impianti-pilota per il biodiesel in Europa, a quanto è dato sapere l’interesse della Masol per Livorno sarebbe focalizzato anche sul fatto che il nostro porto potrebbe diventare il centro di smistamento nel Mediterraneo per le produzioni di olio di palma e derivati. Livorno è uno scalo dell’Arco Latino nel Mediterraneo Occidentale sul quale si affacciano anche Spagna e Francia.
L’insistenza con la quale le istituzioni livornesi tengono aperta la porta agli indonesiani è un messaggio: agli investitori li accogliamo, non li facciamo fuggire. Va detto però che il business dell’olio di palma non è visto di buon occhio da settori del mondo ecologista per l’impatto che ha sull’ambiente.
Sulla trattativa non esistono particolari dettagli: del resto, benché le classifiche della rivista statunitense del business lo fotografino come uno degli uomini più ricchi dell’Indonesia, Bachtiar Karim sembra gradire poco i riflettori della ribalta mediatica: ha fatto della riservatezza il suo stile nella vita come negli affari. Compreso quando all’improvviso è arrivato a Livorno nei mesi scorsi per verificare di persona alcuni aspetti dell’affare.
Se la trattativa dovesse concretizzarsi definitivamente nell’acquisto della Novaol si risolverebbe anche il problema occupazionale relativo a una trentina di addetti, che nell’ultimo anno hanno dovuto fare i conti con la cassa integrazione. Dopo anni record, la produzione ha avuto una brusca battuta d’arresto in seguito alla concorrenza di Paesi sudamericani.
Nel caso che la compravendita vada davvero a bersaglio, sarebbe il segnale che ormai gli indonesiani hanno scelto Livorno. Anche se restano da risolvere le questioni relative all’acquisizione di un’area di proprietà della multinazionale Styron ora in uso a Laviosa. Risulta che l’Authority sia al lavoro per far quadrare il cerchio e trovare una soluzione che non finisca per aiutare una industria penalizzandone un’altra.
In ballo ci sono anche i problemi relativi alle bonifiche: siamo in area che ricade sotto i vincoli del “Sin”. Dalla Regione si ripete che nelle ultime settimane c’è stata una accelarazione per togliere dal perimetro del “Sin” nazionale tutta una serie di aree e ricomprenderle in una geografia di bonifiche sotto la competenza della Regione. È un cammino ancora da completare ma l’assessore Bramerini sta battendo il ferro a ripetizione. Ostacoli da Roma? In realtà, è stato proprio il governo (Monti) con il decreto salva-Italia che spalanca questa porta.
Mauro Zucchelli
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